La funzione principale di un senso è quella di fornire un quadro generale dell’ambiente circostante, traendone informazioni utili per la sopravvivenza. Col tempo, l’uomo ha messo tra se e l’ambiente naturale innumerevoli barriere artificiali, pensate e costruite da lui stesso, che hanno completamente modificato la percezione dell’ambiente. L’uomo ha costruito intorno a sé una architettura che gli permette di allontanare qualsiasi alea di imprevedibilità dell’ambiente naturale; quanto meno ci ha provato. Al di la dei suoi valori culturali, quasi tutto quello che vediamo intorno è un qualcosa che serve per ingannare la nostra percezione di animali immersi in un ambiente. I sensi sono “dotazioni” naturali che servono a noi come agli altri animali per agire e reagire: pensando alla sopravvivenza è meglio che un animale non si smarrisca in una giungla di segnali sensoriali. L’architettura, vista così, potrebbe anche essere descritta come un “guscio segnaletico” che si pone tra noi e l’ambiente; la sua funzione è quella di guidare la nostra sensorialità affinchè le nostre azioni siano delle reazioni più correttamente misurate agli stimoli. Ma è anche un guscio concettuale che tenta di allontanare la nostra pelle più intima primordiale da noi: noi siamo sempre e comunque parte della natura e non cose artificiali. Abbiamo sviluppato rispetto ai nostri animali più simili e ai nostri più dissimili dei dispositivi di potenziamento e di elusione per rendere ancora più efficacie la nostra reazione conseguente alla percezione di uno stimolo. La stessa cultura (nel senso più ampio), vista come una rete di relazioni tra noi e gli altri, tra noi e chi ci ha preceduto, tra noi e il progetto collettivo, è l’esperienza cha ancora di più istruisce e struttura le nostre azioni e le nostre reazioni agli stimoli. E qui, un sesto senso, mi dice di fermarmi per non andare troppo oltre.

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