cross.jpg

Pensando a quello che si legge e si vede in giro, continuamente.

Oggi ho in mano un libro: Politica dell’immagine di David Levi Strauss della Postmedia Books. Mi è caduto l’occhio su questa frase di Roland Barthes del 1977: “Non è molto appropriato parlare di civiltà dell’immagine, siamo ancora, e più che mai, in una civiltà della scrittura, visto che la scrittura e il discorso continuano a rappresentare i caridini della struttura informativa” (Roland Barthes, Image-Music-Text. 1977)

Da qualche anno ho occasione, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, di ragionare su temi quali: gli archivi di fotografia, le immagini e la necessità di associare testi a queste fotografie (che ancora hanno bisogno di essere fissate nei contenuti da parole).Guardare le immagini è un poco un modo per riscoprirne le storie, i racconti che si nascondono all’interno. I testi servono per guidare questa lettura, per individuarne la storia più vera perchè “la macchina fotografica è capace di mentire come la macchina da scrivere” (B. Brecht).

Richard Cross, un fotoreporter “idealista” ucciso all’età di 33 anni al confine tra il Nicaragua e l’Honduras nel 1983, scriveva nel 1981: “…i fotografi dovrebbero prendere l’iniziativa di avere più controllo su come vengono utilizzate le proprie foto e dovrebbero essere più interessati a come le loro foto vengono contestualizzate quando si raccontano dei fatti, a come si combinano immagini e testi”. Il suo “idealismo” era legato all’idea che il fotogiornalismo, se fatto in profondità e non per mercificare le guerre nostre o degli altri, come spesso accade, potesse risolvere le guerre.

Immagine sopra: riproduzione di una pagina del volume di Lucia Annunziata, Bassa intensità, Feltrinelli 1990