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Tashrih-i badan-i insane – Illustrazione anatomica da manoscritto Persiano, ca. 1400-1500. National Library of Medicine
Autore: Mansur ibn Muhammad ibn Ahmad ibn Yusuf ibn Ilya (fl. ca. 1390)

In una retta che parte dall’interno del nostro corpo per raggiungere il suo capo estremo, l’outer space (lo spazio profondo) è possibile compiere un viaggio all’interno di spazi che cambiano la nostra relazione con il mondo delle cose.

La partenza: immaginiamoci di viaggiare dentro le cavità del nostro corpo e di visitare lo spazio continuo che ci attraversa; forse non è cosa semplice. Eppure ci siamo abituati a vedere “proiettati” i nostri corpi al di fuori dei normali luoghi in cui viviamo; dalla fantascienza alla fantasy arrivano sollecitazioni per abitare mondi fantastici (e qui mi ricordo il Manuale dei luoghi fantastici di Gianni GUADALUPI e Alberto MANGUEL). Immaginarci dentro un corpo, nelle sue cavità, oltre ad essere cosa “raccapricciante”, è forse anche cosa sconveniente. Immergerci nello spazio sopra la nostra testa è al contrario vista come cosa poetica. La prima modalità di viaggio è quella dello speleologo che si cala negli spazi del corpo o anche il palombaro che si immerge nell’ignoto del blu profondo degli oceani; la seconda è l’arte del volo.

Il volo, dentro o fuori l’atmosfera, è una uscita da uno spazio tridimensionale, misurabile con la fisicità del corpo, che si estende in una dimensione di percezione “altra”, imponderabile, multispaziale e mutitemporale dove la velocità della macchina determina la velocità di fuga dalla realtà (direbbe Paul Virilio). Ma anche l’immersione nel corpo è altrettanto uscita da uno spazio: da quello ortogonale cartesiano dell’angolo retto. Come scriveva Guy de Maupassant: “Il viaggio – e noi diremo il volo o l’immersione nel corpo – è una specie di porta, per la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. Negli anni 60 (anni dominati da una forza centrifuga) sono “uscite” diverse cose da alcune porte: i primi furono gli artisti dalle gallerie per andare scolpire i deserti americani (Robert Smithson e co.); contemporaneamente furono i cosmonauti e gli astronauti che, lanciati verso l’alto, al di fuori dell’atmosfera, percorrevano la lunga e faticosa “ferrata” verso la Luna (e qualcosa di più oltre); i figli dei fiori costruiscono le drop city a Sausalito in California e gli Archigram progettano le Walking City. Tra le altre cose fuori dagli schemi, sono usciti dagli stabilimenti di produzione cinematografica due film diversi ma allo stesso tempo simili in quanto raccontano di due “fughe”, due “derive” della ricerca scientifica in direzioni diverse: il primo è il celeberrino 2001 A space odissey (1968) di Kubrik; il secondo è un film meno noto ma altrettanto visionario e punto di arrivo di una ricerca visuale sul corpo in corso da tempo (si veda per questo argomento Dream Anatomy, completo sito della U.S. National Library of Medicine) con differenti implicazioni etiche rispetto all’odiessa: Fantastic Voyage (1966), di Richard Fleischer.

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Statuetta d’avorio del 1500-1700 circa (provenienza Europa). Depositata presso: Alabama Museum of the Health Sciences, The University of Alabama at Birmingham

Se 2001 scopre l’outer space, Fleiscer è il primo cineasta che lavora sulle immagini del corpo mostrandolo come corpo cavo, come corpo abitabile e attraversabile; in altre parole come luogo a tutto tondo.

Per entrambi i film, i rumori sono parte integrante dello svolgimento narrativo. Per Fleischer sono i rumori del corpo e quindi della sua attività fisiologica. Per Kubrik sono il silenzio assoluto e i rumori della tecnologia che analizza, scava, indaga il corpo umano: dal respiro di David al “lamento” del Golia-HAL9000 nello “scontro” finale, freddo, tra le due intelligenze (non sarà un caso se Michel Chion, tecnico del suono francese inventore dell’audiovisione, ha scritto un suo manuale per leggere il lavoro di Kubrik).

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Immagine tratta da Fantastic Voyage, regia di Richard Fleischer © 1966 ©2001 Twentith Century Fox.

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Immagine tratta da Fantastic Voyage, regia di Richard Fleischer © 1966 ©2001 Twentith Century Fox.

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Immagine tratta da Fantastic Voyage, regia di Richard Fleischer © 1966 ©2001 Twentith Century Fox.