“in principio era il verbo…! poi divenne libro.
Fare un libro non è cosa banale. Pensarlo, scriverlo mettere insieme persone e cose è un atto fondativo. La nostra cultura, per quanto laica possiamo interpretarla, dà al libro una funzione centrale nella definizione di un pensiero. Senza dovere citare i testi sacri la nostra cultura è la collezione di idee, pensieri, immagini che hanno avuto nell’oggetto libro la consacrazione.
L’arte visiva la colse bene nel novecento: tra i primi i futuristi che fecero del libro d’artista il motore per veicolare le nuove idee dell’arte e dell’interpretazione della vita; a seguire le altre avanguardie storiche. Il novecento è un secolo fatto di libri, cataloghi, libri progetto, libri oggetto: luoghi dove sperimentare le idee, elaborarne delle nuove. Da Duchamp a Debord, da Martini a FLUXUS il libro diventa lo spazio della comunicazione e attira l’attenzione del pubblico in generale e dei collezionisti nel particolare. La forma libro ancora oggi, nel tempo del digitale, non è morta. Se ne dichiarò la fine negli anno 90, ma da quel momento si è assistito al suo esatto contrario. Non c’è mostra che non abbia il suo catalogo e non poteva non averlo Rinascimento Virtuale. Questa è una breve introduzione per annunciare, per chi non lo sapesse, che anche la mostra Rinascimento Virtuale ha il suo libro, il suo testo. Non parlo del saggio omonimo di Mario Gerosa dalla quale è nata, ma del catalogo voluto dallo stesso autore e curatore per la mostra di Firenze e che colleziona tutti gli artisti presenti in mostra. Da Kejko Morigi a Bettina Tizzy, da Therese Carfagno (questa settimana in mostra ad Arena) ad Arco Rosca passando per Gita Rau e Roxelo Babenko… (segue nel prossimo post e cioè qui)