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Raccolgo di tutto: immagini, cose, pensieri e mi diverto a ricomporre tutto in un discorso, all’interno di una narrazione. Nulla di originale. Sono i tempi giusti per farlo, solo quello.
Tempo fa trovai una scatola, vuota, di metallo. Ci stavano perfettamente le mie Polaroid sbagliate.
Perchè sbagliate? Il bello delle Polaroid è per me quella luce chimica, deforme, che amalgama tutto. Lavorando sull’esposizione questo effetto aumenta. Allora le immagini fuggono da una idea di tempo ed entrano in uno spazio tutto loro.
Il caso vuole che ora la Polarod non produca più questo tipo di pellicole. Di conseguenza io non produco più questo tipo di immagini.

Vedere, guardare, riconoscere, comprendere non è cosa banale. Ci sono almeno 12 miliardi di occhi che stanno guardando il mondo in questo momento. Ed ognuno lo fa con la propria capacità, deficenza e cultura e aggiungo intenzione (lo sguardo non è mai inocente). C’e’ chi guarda attraverso un paio di lenti chi attraverso uno schermo e chi si “isola” in immersioni “digitali”. Ogni singolo sguardo è il risultato di relazioni complesse fatte di percezioni, abilità, tecnica e tecnologia. Questa visione istantanea, planetaria e che avvolge il pianeta è come l’occhio di una mosca o dell’Euphausia Superba: le nostre visioni avvolgono la sfera del pianeta ed ognuna di questa è la personale visione del pianeta di chi guarda; ogni visione personale rappresenta la diversa spiegazione della realtà, un modo personale di vedere il mondo.
E’ appena uscito: Simon Ings, Storia naturale dell’occhio, Einaudi, 2008

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Estate 2002, traghetto Calais – Dover, © Fabio Fornasari

Ho sempre apprezzato la fotografia, la Polaroid in particolare, per il suo essere istantanea. Per questo non ho mai amato macchine con cavalletto. Anche oggi mi piace “fotografare” con un cellulare che “sporca” le immagini riprese ma non fa “pesare” la tecnologia. Quello che mi piace delle foto con il telefonino è che non tenti nemmeno di guardare in macchina. Come dire che guardi con il polso, con il braccio, con la spalla. E’ il corpo che guarda e gli occhi tacciono.