Quando passa attraverso le nostre labbra il Tao è limpido e senza sapore
LAO ZI

Il Tao dell’uomo retto è insapore ma non stanca.
ZHONG YONG

Passare un’ora a parlare di amici immaginari, bevendo Champagne e fumando Avana con Liu, Monica e Deneb.

Mi ricordo un libro bellissimo: Elogio dell’insapore di Francoise Jullien. Parla del cibo, dell’insapore e della Cina, in una chiave particolare. Ripensandoci ci sono dei discorsi dentro quelle pagine, che possono essere riletti per SL; ci sono delle chiavi di lettura che possono fare un poco di luce su tanta seduzione in cose assurde come fare “aperitivi” o comunque gironzolare lì dentro.
Parafrasandolo per Second Life: il paesaggio del paradosso.
Andare incontro all’insipidezza, e all’insapore per raggiungere un centro che si mostra sensibile, l’ipotesi. Attraverso la condivisione di una esperienza (con gli altri avatar) attraverso il suono, la visione e i discorsi questo paesaggio dell’insapore diventa esperienza sensibile. E’ la dimensione immersiva che fa cambiare di segno l”insapore” di questa esperienza. Per chi non conosce come funzionano le pose non sarà immediato capire quanto dico ora: bere a ripetizione bicchieri di champagne, reiterare il gesto è il segno di una ripetizione che insiste su una debolezza del sapore, sulla sua mancanza. Ma questa reiterazione ha la capacità di creare una situazione sensibile per chi la vive in quel momento attraverso il proprio avatar. E’ un piccolo gesto, ripetuto, che contiene in se tutte le qualità del gesto reale. Una prova: avete mai animato l’avatar di qualcun altro? Non è la stessa cosa che muovere il proprio. Allora qualcosa accade dentro la nostra sensibilità, dopotutto. L’esperienza dell’insapore, della reiterazione di gesti sciapi, tende a portarci al centro del nostro avatar.