No no, non ci vedete male e io non mi sono sbagliato. Fateli partire tutti e quattro e ascoltate. Do it.

Leggevo questa mattina un post di clinicamente testato sul tema dell’arte e il videogioco in relazione a due prodotti davvero potenti: Rez di Tetsuya Mizuguchi per la Sega ed Elektroplankton
di Toshio Iwai per la Nintendo. Entrambi non pensati come semplici giochi lineari ma come una interazione tra immagine, suono e movimento del giocatore.

Il Pong qui sopra è stato il primo in assoluto Beep di un “satellite” domestico prodotto dalla Sega. Il gioco diventa multimediale e di colpo, l’immagine videoludica “acquista quel valore assoluto aggiunto teorizzato da Michel Chion in riferimento al rapporto tra immagine e suono” (Cristian Poian, REZ, L’estetica del codice, l’arte del videogioco; edizione Unicopli).

Potente era entrare nelle prime sale giochi e ascoltare l’elettronica (suoni, musica) dei vari giochi che si fondeva in unica musica. Oggi, col senno di poi, imparato e studiato, riconnetto a quel ricordo il lavoro di John Cage, dove esegue con nove impianti hi fi, contemporaneamente le nove sinfonie di Beethoven. Il piacere sta nel perdersi nei suoni, nel gioco senza un obiettivo. Si interagisce per il piacere di interagire. Questo è il senso di questi giochi (Rez, Elektroplankton).

Qui, con minori ambizioni propongo di ascoltare 4 volte Pong, facendolo partire in momenti diversi, distanziati di pochi secondi: un giochino semplice.