Le parole sul viaggio quotidiano.

«Lungo tutto il viaggio in auto che dalla Russia ci conduce agli estremi confini dell’Europa occidentale, cerco negli occhi di coloro che incontro qualcosa che riveli gioia, felicità e consolazione. Ma in realtà trovo quel che sto cercando soltanto in due antichi dipinti… »

Aleksandr Sokurov, Elegia del viaggio, Elegia dorogi.

Il viaggio è il tema. Non voglio distinguere tra viaggio, turismo o pendolarismo. Ogni partenza, anche per il viaggio più breve, lascia delle incognite. Ci sono viaggi quotidiani, che ti portano da un luogo (la casa) ad un altro luogo (il luogo del lavoro). Non è solo “essere pendolare”, in ogni “viaggio” si nascondono possibilità di ogni tipo. Cosa sarebbe se… (What if…).

Ho fatto il post precedente nella forma poetica del photobook di viaggio, dove si registrano pensieri per immagini.
Ma perchè presentarlo come un photobook, un oggetto che parla la lingua dell’arte?
Il prima ed il dopo possono fare la loro conoscenza e scambiarsi uno sguardo all’interno dell’arte. Le immagini, anche del più semplice tragitto Bologna Milano in Eurostar, ci possono offrire istanti di soave bellezza, ci possono condurre per mano fra paesaggi umidi, case desolate e rendono definitivamente vivo, vicino, “tastabile” con gli occhi tutto ciò che rapiscono, catturano. Forse il viaggio quasi quotidiano può presentarsi come un meta-viaggio, può essere letto come un pensiero sul viaggio stesso perchè ne contiene alcune premesse.
Parafrasando Italo Calvino, pensando a “Se una notte d’inverno un viaggiatore…” (esempio di altissimo livello di meta-romanzo), il viaggio del pendolare è l’inizio di tanti viaggi dove quel “Cosa se…”resta sospeso con i puntini di domanda, incapaci di andare oltre perchè al momento giusto (o sbagliato) si è arrivati. Ma è anche un viaggio che ci fa osservare prima di tutto gli altri, come viaggiano e a cosa pensano.