“Il viaggio filosofico è viaggio nel tempo, un viaggio nei luoghi dell’origine culturale del quale il viaggiatore filosofo si sente membro.” Così apre Eric J. Leed nel volume La mente del viaggiatore (edizioni il Mulino, 1992) uno dei suoi capitoli.

La ricerca di una natura in second life è un viaggio di qualcosa di originario, di una origine condivisa o condivisibile. Cosa significa cercare una natura? Cercare quegli elementi che riproducono una condizione specifica di un luogo che prescindono da una intenzione di azione dell’uomo (avatar). Come dire cercare quel qualcosa che è imponderabile, che chi ha progettato la piattaforma non ha progettato ma che comunque ha trovato qui il suo luogo.

Ieri sera, 22 Aprile, l’esercizio ha avuto il suo compimento: ho inaugurato la Skin Tower alla Greenfield Room (galleria d’arte di Second Life di Roberta Greenfield a Post Utopia) e ho verificato le premesse. Da tempo stavo cercando le radici di una natura in second life e queste le ho trovate non nelle forme ma nel tempo. La cosa che condividiamo pienamente tra i due ambienti (al di quà e al dilà dello schermo) è il tempo che trascorriamo e le emozioni che proviamo.
Date le regole per visitare la torre – dall’interno, modalità fly, non fare nulla se non guardare – si comincia ad entrare in una condizione dove è il tempo e lo spostamento che compongono un viaggio lento, ma continuo. E’ come il volo del cosmonauta: una caduta continua, lenta dove l’unica cosa da fare è guardare, immersi nel tempo che diventa spazio. E’ un pensiero d’artista.