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Bruno Munari

Prendo spunto da un post di Mario Gerosa e dal suo invito a ragionare e a sperimentare lo “spazio fuori sincrono”. Sulla possibilità di costruire spazi “irresponsive”, che reagiscono in modo inatteso alle sollecitazioni del corpo avatar.
Mi piace molto questo invito. E’ una dimensione che mette in moto energie, attenzioni, reazioni. Il fuori sincrono lavora con l’inatteso e come le migliori battute del cinema (come insegna Woody Allen) produce effetti su di noi in quanto ti prende di sorpresa, come una nevrotica soavità. Come la ricerca di “sincronicità” che mette in scena Munari nell’immagine: la ricerca di una difficile coincidenza tra il proprio corpo e il corpo-spazio della poltrona.
Lo spazio del fuori sincrono invita ad essere riempito: da una risata, da un grido di stupore o da un senso di fastidio.
Ricordo ancora una lezione di Werner Herzog all’università, dopo la proiezione del suo film Fata Morgana: c’e’ una intera sezione fuori sincrono e citando il mondo del video clip disse che l’assoluta sincronicità delle immagini con la musica rappresenta la morte della visione.