Il post precedente parla di un immaginario della natura legato ad una cultura, quella americana, che incorpora una idea di modernità nella natura stessa: il mito di una società fondata sull’automobile e sull’abitare, dove la cura del prato è la manifestazione di una componente pubblica della vita privata. Altro suggerimento rispetto ai precedenti: rivedere il film The Others (1991) di Alejandro Amenábar.

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Un’opera di Christa Sommerer Laurent Mignonneau

La natura oggi è presa a modello e non è più considerata un solo territorio di conquista. Esiste un nuovo naturalismo scientifico e tecnologico, che considera la natura non più uno stadio primitivo da modificare, ma un modello evoluto da imitare nei processi costruttivi del nuovo. E’ una nuova modernità, diversa, impegnata a elaborare strumenti progettuali più ricchi e meno rigidi per realizzare trasformazioni diffuse che sfruttano energie ambientali e sociali un tempo sconosciute.
Il design, come l’architettura, si è dato un nuovo impegno che non è più quello di copiare la natura nelle sue forme esteriori, l’obiettivo semmai e quello di fare coincidere i due termini e di produrre le architetture con soli pezzi di natura. Geometricamente le nuove architetture sono il frutto per esempio del mondo dei frattali e di altri tipi di geometrie. Queste ci fanno percepire un mondo molto più vicino al nostro. Il mondo digitale per eccellenza, Second Life (da non intendersi più come virtuale), da questo punto di vista è più indietro del mondo reale: lì la natura rappresentata è ancora una imitazione della natura reale, troppe volte frutto di importazioni di file JPEG. Non ha ancora pensato ad una sua natura interna, cosa che credo sarà necessario fare e pensare in futuro. Ci sono rarissimi casi nei quali si incrociano tentativi di progettare una nuova natura, una next-nature per un next-verso. Anche la land Second Nature è ancora ferma alla descrizione e non alla proposizione di una vera seconda natura.
Nel mondo del digitale la digital-art ha prodotto certamente risultati migliori di quelli di SL, almeno per il momento. Per esempio i lavori Christa Sommerer & Laurent Mignonneau che si muovono tra una dimensione che sta tra l’arte e la scienza con loro tanti altri.

Ancora, il lavoro di Reas Casey introduce un interessante ricerca tra il digitale e una nuova forma di natura immateriale. Si tratta della costruzione di immagini che sono il risultato di un algoritmo. come per i frattali il risultato è sorprendentemente una immagine che evoca la natura, ed evocandola risveglia in noi qualcosa.

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Process 6 (Puff 3) 2005 Unique inkjet print on Hahnemuhle Photo Rag 12 inch diameter

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TI Reas Casey, installation at BANK gallery. Photo © Robert Downs