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“During long period of history, the mode of human sense perception changes with humanity’s entire mode of existence”. Questo scrive Walther Benjamin nel 1936.
Il discorso è chiaro. L’incipit vale per tutti i post, non solo per questo.
Nel mio lavoro uso spesso il confronto tra due immagini perchè nella relazione e nel dialogo la “sostanza del discorso” si svela con maggiore efficacia. In questo caso propongo un doppio confronto: tra “prime foto” e due “nuove” tecnologie della geografia.

Primo confronto: la prima foto di Joseph Nicéphore Niépce del 1826, Vista dalla finestra a Le Gras, e la prima foto della terra dallo spazio (anche se parziale) scattata da una V2 nel 1946.

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Entrambe le immagini, piene di grana, si presentano come fossero state realizzate dallo stesso apparecchio. Sono due foto materiche, da “toccare” per sentirle vere, reali.
Sono due atti fondativi, che hanno bisogno di mostrarsi come vere e nuove. E’ la natura della fotografia quella di presentarsi sempre come vera, nonostante abbia sempre bisogno di parole che la inquadrino dentro ad un contesto per fissarne il contenuto: autoritratto, foto panoramica, ecc…
Chiude qui un discorso che altrimenti sarebbe lunghissimo.

Secondo confronto: Google Earth, Second Life.

Ho commentato un post di Giovanni il giorno di natale dove gli dicevo di un esercizio che avevo fatto di lettura doppia di due sguardi particolari. Diviso lo schermo in due porzioni navigavo contemporaneamente in Second life e in Google Earth cercando anaologie.
Questo è il risultato:

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In entrambi casi, il Darfur, ci viene raccontato per quello che vi accade: un massacro.
La geografia, nel senso appunto della descrizione della terra, e la neogeograhy hanno molti e diversi strumenti che permettono di annotare sui suoi supporti informazioni, argomenti, tag. Non solo: come vediamo lo stesso mondo digitale diventa in qualche modo “concreto e analogico” facendo da specchio a quello reale. Questo solo per introdurre un tema: muoversi dentro il digitale (nelle sue geografie e con i suoi strumenti) con tutti i sensi e le sensibilità. Anche guardare, osservare, è un progetto.

Ho costruito questo blog per diversi motivi. Forse il principale è dovuto ale ore che passo cercando cose su tematiche innovative legate alla visione, agli spazi e ad una dimensione immersiva all’interno di essi.
Ho anche costruito un mio tumbler,sensing the city, per raccogliere una serie di progetti.
In una pagina del volume La croce e il ventaglio ho cercato di mostrare ai non vedenti (e ai vedenti) che la visione è cosa soggettiva e che dipende fortemente dallla posizione dell’osservatore: cambiando il punto di vista la forma resa bidimensionale, in 2D, cambia. Se la toccate (il libro è in rilievo e permette una visione aptica, cioè tattile) la cosa risulta ancora più evidente. E’ una illusione ovviamente dovuta alla trasposizione in 2D. Banale fino a qui, quanto meno in apparenza.

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Ora provate a guardare qui: OLE:Object Locative Environment
Questo software è alla base di un videogioco per la PSP3 e la PSP, Echocrome; una dimostrazione la trovate nel sito della Digista Lab.

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Le due figure soprastanti mostrano bene il gioco.
Qui il “punto di vista” della telecamera che inquadra la scena è fondamentale perchè lavorando con tutti i paradossi ottici e le percezioni fittizie (effetto tunnel, il triangolo impossibile, ecc…) costruisce un mondo alla Escher. In Escher i problemi restano insoluti, qui invece tutto diventa possibile: con il movimento. Come si dice normalmente del web 2.0 di essere un dispositivo dove l’intelligenza sta agli estremi, qui è molto evidente: un software pensato da quello che per me è un genio dialoga direttamente con l’intelligenza corticale del nostro cervello e con la sua capacità di costruire senso di fronte ad uno stimolo visivo.