Archives for category: ascolto

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Hoelle, al buio, mentre racconta l’emozione di scoprire lo spazio del Castello Ursino. Hoelle è una amica non vedente.

Cosa strana cercare dei file per lavoro e cadere in una radice dimenticata da tempo e, passata di tecnologia in tecnologia, nel mio ultimo hard drive. Da almeno 10 anni con Maurizio e Fernando facciamo lavori, pensiamo e sperimentiamo progetti su temi del non visivo, cioè su tutte quelle arti che non si preoccupano di mostrarsi necessariamente con i sistemi visuali.
Lì sta anche l’origine di questi “luoghi sensibili”. La foto che si mostra in apertura l’ho scattata pressochè al buio mentre Hoelle gira per una sala del castello Ursino di Catania. Era il dicembre del 2000 e faceva caldo, a Catania. Otello e i suoi collaboratori avevano organizzato un incontro ( Al buio ) dove abbiamo sentito cose interessanti. In quei giorni ho registrato numerose persone non vedenti che, liberamente e in solitudine, descrivevano lo stesso spazio a loro non ancora noto. Ricordo sola ora di avere quei nastri pieni di racconti di spazi e di emozioni che risuonano di quegli ambienti secolari. Al tempo, avevo realizzato cartoline sonore che contenevano il racconto di questi spazi. Non c’erano gli mp3, i racconti si ascoltavano avvicinando l’orecchio al muro dove dei piccoli auricolari diffondevano le voci dei narratori. Oppure con le cuffie e il Walkman si poteva ripercorrere la traccia di parole cercando nello spazio, al buio, le stesse evidenze descritte dal “testimone oculare” narrante. La risonanza era intesa come risentirsi nelle parole e nei movimenti degli altri.

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D.C. (Daniel Charles) – Lei integra ai suoni della musica i suoni della gente che tossisce…
J.C. (John Cage) – Vale a dire ciò che gli altri chiamano “silenzi”. Scambio i suoni e i silenzi
John Cage, Per gli uccelli, Conversazioni con Daniel Charles, multhipla edizione, 1977

Il silenzio non esiste, qualcosa accade sempre. Questo perchè se possiamo chiudere gli occhi e possiamo tapparci il naso, le “orecchie” (l’apparato auricolare) sono “sempre in ascolto”: male che vada ascoltano il ritmo che ci accompagnerà ogni istante a 70 battiti al minuto e i vortici del respiro (per la verità anche il buio non esiste ad occhi chiusi ma le semplificazioni aiutano talvolta a spiegarsi).Ve lo garantisco. Quando ho subito un trauma cranico il mio udito è stato compromesso definitivamente. Da allora ho un acufene: un ronzio che si “aggiunge” (si sovrappone) ad ogni cosa che ascolto come una firma sonora che mi dice sempre che comunque io che ascolto, sono sempre io. Ho così sviluppato una percezione individuale e personale verso il mondo dei sensi e delle sensibilità comprendendo a 13 anni che percepire è un insieme di “soggettivo” che si sovrappone a qualcosa di “oggettivo”. Alfred Tomatis, autorità assoluta in materia, ha speso tutta la sua vita nella ricerca e nella definizione di un modo corretto di ascoltare, per correggere questa componente soggettiva che influisce nel rapporto con l’ambiente e gli altri. Con il mio tempo, ho capito che la componente “oggettiva” era relativa ad una parte simbolica legata all’ascolto.Nel suo volume La musica e l’ineffabile, Vladimir Jankélévitch apre il testo con una semplice frase: “la musica agisce sull’uomo, sul suo sistema nervoso e persino nelle sue funzione vitali. (…) Con un’irruzione possente la musica s’insedia nel nostro intimo e sembra vi elegga domicilio. Sicchè l’uomo che viene a essere abitato e posseduto da questo intruso (…) si trasforma completamente in una corda vibrante (…) e freme follemenete sotto l’archetto dello strumentista. (…) perciò ha qualcosa della magia più che della scienza dimostrativa.” (Nota di chi scrive: i grassetti sono miei).Per questo motivo questo post di oggi si limita a rimandare ad alcuni siti di artisti che lavorano su questo universo di suoni, fatto di rumori, musiche e testi sull’argomento. Una sola notazione: non si può parlare di suoni, spazi, ambienti eculture senza citare alcuni testi:il grandissimo R. Murray Schafer de Il paesaggio sonoro (edizione Ricoordi, 1985), il maestro Michel Chion dell’Audiovisione (Lindau, 1999), l’etnologa Tullia Magrini degli Universi sonori (Einaudi, 2002), l’eclettico David Toop dell’Oceano di suono (Costa & Nolan, 1995)…;L’elenco è rigorosamente in ordine alfabetico e non di importanza. Inoltre non è esaustivo. Nei giorni la lista, sia dei libri che dei siti, si allungherà. Salvo qualche rara eccezione sono tutti link da ascoltare. Ho scelto di “agganciare” siti personali dove leggere e ascoltare il progetto completo di ogni singolo autore; ho omesso gli innumerevoli siti di festival e riviste sul tema del paesaggio sonoro e delle musiche di ricerca più in generale.Elenco aperto, aggiornato al 03 febbraio 2008 ore 11.30:

° Aphex Twin;
° Alexander Balanescu;
° Luigi Berardi;
° Isabella Bordoni;
° Uri Caine;
° Michel Chion;
° Franco Fabbri;
° Bill Fontana;
° Giardini pensili;
° Rupert Huber;
° Lost Cloud Quartet;
° David Monacchi;
° Piero Mottola;
° Alva Noto;
° Pan Sonic;
° Stephen Vitiello;

Una eccezione (per l’importanza del materiale e la completezza del progetto) un “baule” pieno di suoni:° U B U W E B: (in ordine sparso) John Cage, Meredith Monk, Marcel Duchamp, F.T. Marinetti, Momus, Stephen Vitiello, Yoshi Wada, George Maciunas, Vladimir Majakowsky, William Burroughs, Fluxus Anthology, Pandit Pran Nath … eccetera … eccetera …

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Immagine sopra: estratto dal programma di sala del concerto del 29 Agosto 1952, esecutore David Tudor al tiny piano (piano giocattolo).
Descrizione: concert hall piena, 4′ 33” secondi di silenzio. Il pubblico ascolta, si lamenta, tossisce, sbadiglia, si ascolta, si arrabbia … al termine John Cage e David Tudor ringraziano. Do it!

Testo accessibile: piece……………. John Cage 4′ 33”.
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Una breve storia di archeologia dell’ascolto del digitale.
Ho sempre pensato che l’opera di datazione (attribuire le date) fosse cosa assolutamente affascinante: mi suona un poco come “metter le mani nel tempo”. La macchina del tempo è studiata dai fisici e dai filosofi delle scienze ma sono gli archeologi che, senza possederne una, hanno questa possibilità di spostare cose lungo la linea temporale anteponendo o posponendo, cambiando pesantemente i significati alle cose. Nell’ambito dell’ascolto musicale, specie nell’elettronica, dagli esperimenti di Karlheinz Stockhausen alla Techno, questa datazione si lega alle continue scoperte di nuovi suoni prodotti dalle macchine. La cosa non è riconoscere i vari strumenti, ma sentire nei paesaggi dei suoni quelli particolari che identificano quel periodo: esempio il vocoder per rendere robotica la voce o gli effetti sonori dei kraftwerk ad esempio di Ohm sweet Ohm.
Qui sotto un esempio di questi suoni del 1973 dall’album Ralf & Florian che malcela venature kitsch:

Non è più il problema di riconoscere uno strumento ma un tipo di suono e l’algoritmo che lo ha permesso: la sua natura matematica applicata al circuito stampato.
Roberta mi permetterà di parlare un attimo di una mia memoria: il mio primo home computer e la scoperta dei nuovi suoni. L’ho comperato 25 anni fa e lo pagai (a metà con mio fratello) circa 400 mila lire. Un capitale direi per il tempo. Non mi interessa darne le note tecniche che si possono trovare anche su wikipedia. A quel tempo si ascoltava la musica elettronica dei Kraftwerk, dei Tangerine Dream e Klaus Schulze come unica alternativa ai suoni dei PIL e dei Throbbing Gristle. Tutto il resto era categorizzato come commerciale. Troppo facile all’ascolto. Tutto questo non per moda (o semplice snobismo) ma come avventura verso orizzonti di suono inauditi. Chi aveva il Vic e chi aveva lo ZX giocava a produrre suoni su queste tastiere. Il Casio Tone VL1 era l’oggetto iniziatico verso il mondo della produzione musicale indipendente. Il Korg era cosa da signur. Lo ZX Spectrum aveva un pessimo generatore di suoni ma lavorando con formule matematiche (a qualcosa doveva pur servire studiarne tanta) uscivano sequenze ritmiche, sintetiche, di buon risultato. Associate alla batteria elettronica autoprodotta e ai suoni della tastiera del Casio Tone di Paolo, un amico del tempo, ci si poteva definire anche “musicisti sperimentali”.
Non c’erano gli effetti della kling klang (la casa di produzione delle “macchine” di proprietà dei Kraftwerk), ma le nostre orecchie imparavano ad ascoltare.
Oggi lavoro con un altro Paolo, in termini di musiche, di suoni e di comunicazioni. Ma il desiderio di sperimentare è sempre lo stesso: mettere insieme suoni, possibilmente nuovi nelle loro relazioni, evocativi. Nel mio tumbler qualcosa di questo lavoro di Ferrario e me c’e’ in relazione alla comunicazione dell’arte e della città che stiamo sperimentando.
Come detto anche attraverso l’udito e i suoni (comunicazione non verbale) c’è tanto da imparare.
Come sempre: AphexTwin, Nannou