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Ci sono persone che muovono il proprio immaginario sulla linea dell’orizzonte. Viaggiano, sognano nuove frontiere cercando di spostare “sempre più in là” la propria presenza all’interno di un pianeta che abbiamo d’un tratto scoperto finito. Muoversi lungo l’orizzonte, sulla superficie del pianeta in cerca di qualcosa di sempre più nuovo contiene una verità nascosta che in qualche modo svela molto della struttura stessa del viaggio. Per quanto ci si allontani dal punto di partenza, il nostro stesso cammino ci porta sempre più vicini all’origine della nostra partenza. Viaggiamo su una sfera dopotutto che ha una superficie esprimibile con una formula matematica e che ci dice che la sua superficie è finita ed esprimibile con un numero.
C’è chi invece muove il proprio immaginario sull’asse verticale, il proprio asse verticale: dal centro della terra verso l’infinito e oltre; sappiamo dove sta ma non sappiamo come sia fatto. Sta sopra la nostra testa. Poi ci sono persone come Jules Verne che viaggiano in tutte le direzioni, pure dentro lo spazio della terra.
Qui, ora, il punto di vista che esprimo su questo viaggio orizzontale, sulla sfera azzurra, si esprime come una peregrinazione all’interno del già noto: se anche io non conosco direttamente cosa c’è, qualcuno prima di me ha conosciuto e visto.
Il viaggio verticale è un viaggio che si muove prima di tutto su un piano del simbolico.
E’ viaggio dalla luce alle tenebre ad esempio. E’ un viaggio che agli estremi, simbolicamente ha due diverse forme di eternità opposte.
Sulla verticale viaggiano le dicotomie.
Ma è anche la prima vera conquista dell’uomo: dopo aver gattonato conquista la posizione eretta, la conquista dell’asse di stabilità di tutte le cose, l’opposizione alla forza di gravità.
E’ un percorso che mette in gioco molte certezze. Lo stesso significato di giorno e notte non hanno senso se ci si sposta sulla verticale. Il giorno ha senso solo se abitiamo in stretto contatto con il pianeta madre. Ha un senso in relazione ad una geo-grafia.
Ha invece senso il sopra in opposizione al sotto.
Le cose cadono verso il basso. Marina Cvetaeva, citata da Erri De Luca, scrive che “oltre l’ attrazione terrestre esiste l’ attrazione celeste”.

Come si torna a casa dopo un viaggio nei paesi lontani, così lungo la verticale si ritorna nella propria posizione eretta di partenza.
L’architettura ha interpretato più volte con molti modelli questa attitudine umana: l’invenzione dell’ala, la scala dello sciamano o la scalinata della ziggurat non sono che rozzi succedanei del volo. Per questo le ali e le altre architetture sono già mezzo simbolico di purificazione: permettono una elevazione.



foto Guido Massantini

Ascensione e discesa, luce e tenebre: senza citare tutto l’immaginario corrispondente di natura diurna e notturna, queste parole sia sul piano dei significati che del valore simbolico sono al centro dell’installazione appena inaugurata a Roma sabato scorso.
Il lavoro che ho preparato a latere di una ricerca in corso con un istituto del CNR, l’IRPPS, propone un lavoro sulle immagini che si fanno spazio offrendo una “discesa”, uno sprofondamento dentro di essa.
Di questo si tratta: un viaggio in discesa, verso il profondo di una immagine. E’ un calarsi in una architettura che si struttira su due opposti realizzata da Francesco Borromini, l’ultima sua fatica prima della morte tragica che si è riservato tutta per sè. La Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini custodisce un altare che nasconde sotto di sé la Cripta voluta dalla famiglia Falconieri. La dualità luce tenebre è già all’interno dell’architettura Borrominiana.
La discesa verso la cripta suggerisce una disposizione verso un qualcosa di “meno noto”; è un percorso che si fa metafora: porta sulla soglia di un mondo che non è reale bensì è virtuale in quanto è un doppio della realtà senza possederne la sostanza; suggerisce in chi guarda una disposizione verso la ricerca che si fa immagine nella fonte d’acqua dai toni della notte. Questa fonte riflette non una immagine ma un’intero luogo che suggerisce il tema della soglia tra uno spazio vertiginoso che ti porta a scendere ancora e uno spazio del ritorno.
Una soglia che ti pone il tema del “che fare?”.





Immagine dell’installazione presso San Giovanni dei Fiorentini

Location:
San Giovanni dei Fiorentini, Roma Via Acciaioli 2
dal 15 Maggio 2010 al 24 Giugno 2010
installazione di Fabio Fornasari
curata da Sveva Avveduto – CNR IRPPS
Sound design Paolo Ferrario/Ėsprit Machiniste

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In viaggio per Roma. Verso un un nuovo lavoro che si inaugura questa sera.
In viaggio in treno, ora, con tutto me stesso all’interno di certe idee che mi porto dentro/dietro da tempo.
Da qualche parte devo avere scritto che i corpi sono spazi: oltre alla sua natura biologica contengono “cose” disposte secondo un ordine che non è sempre deciso da noi ma più spesso deciso dalle cose stesse.
I luoghi del corpo sono sensibili all’esterno: registrano spostamenti non solo fisici ma anche su altri diversi piani: del simbolico, del significato e di altri livelli. Ma aprono anche un dialogo costante all’interno della costruzione di doppi. Come un processo di costruzione di spazi “avatar” dentro di noi che poi sentiamo il bisogno di proiettare verso l’esterno attraverso strategie di costruzione, di significazione. Rispondere allo spazio dopo che questo è entrato in noi e ci ha posto una domanda. E’ come se gli spazi sentissero il bisogno di esser definiti da chi li attraversa.

Tempo fa inaugurai – sotto la cura di Maurizio Giuffredi – un nuovo progetto di Galleria d’arte a Bologna all’interno di un luogo particolare, un laboratorio di partecipazione che per lungo tempo e ancora oggi studia modelli di lettura e modificazione del territorio, XM24. Di loro ne parlai anche qui.
L’edificio in passato era stato usato dal Mercato Ortofrutticolo di Bologna. Quel pavimento ha registrato tutti i movimenti delle persone e delle cose che gli sono avvenuti sopra: macchie di pittura, segni, abrazioni: tutto visibile. Rinnovare la funzione di questo luogo attraverso una installazione site specific era l’unica condizione per potere procedere. L’unica possibilità per fare questo era operare con una procedura che non fosse di cancellazione della storia dello spazio ma nemmeno di conservazione. Era per me necessario sottolineare quella storia nel momento stesso in cui la si stava per perdere, attraverso il tema del doppio, di una immagine specchiata costruita fisicamente che dividesse e preparasse alla perdita, una forma di lutto.

Per questa “rielaborazione del lutto” della funzione dello spazio come luogo di lavoro ho applicato la tecnica dello strappo, aiutato da un restauratore – Davide Riggiardi. Una volta strappata la patina, è stata applicata sul muro adiacente, in verticale. Lo spazio e il suo doppio – la mia “proiezione” di quello spazio – erano in scena e la galleria fu aperta.

Stasera NON un’altra storia.

Catalogo della mostra. Le foto pubblicate nel catalogo sono di Daniele Lelli

Foto dell’allestimento

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“Ricostruisco a me stesso la mia vita artistica: i miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita. Questa conclusione mi si presenta un giorno, nel quale, mettendo in ordine cronologico le fotografie dei miei quadri avverto in essi una continuità di pensiero.” (Emilio Longoni dal catalogo Skira).


Un sentiero dentro la pittura.

Mercoledì 21 ottobre alle 18.30 inaugura presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano di Via Palestro la mostra curata da Giovanna Ginex “Emilio Longoni 2 collezioni”. L’occasione arriva dalla Banca di Credito Coperativo di Barlassina di celebrare i 150 anni della nascita del pittore. Per l’occasione le due importanti collezioni vengono presentate insieme in un unica mostra in forma di installazione che ho avuto la fortuna di allestire nella sala della Villa Reale.
Ci sono due pensieri che contengono questa installazione: contenere tutte le opere in una architettura che abbia una dimensione autonoma rispetto allo spazio della Villa Reale (pur costruendo momenti di dialogo) e un secondo pensiero legato ad una idea immersiva della fruizione, di appartenenza empatica, emotiva con la pittura.
L’idea non concerne il guardare opere ma entrare in un cammino seguito nell’arco della vita da Emilio Longoni, una vera passeggiata tra le persone, le cose e i paesaggi visti per noi dal pittore. Ricostruire la percezione che, come scrive lo stesso pittore, gli si ricompone davanti quando rimette in sequenza le sue opere. Un percorso che nel tempo si è sempre più staccato dalla vita sociale per approdare sui vasti paesaggi alpini. Una passeggiata di walseriana memoria: un cammino verso un’esperienza ad occhi aperti e senza pregiudizi. In sintesi, l’allestimento è un sentiero e un sentire le opere di Emilio Longoni.


Immagine 6

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Conserving kublai, Neo Kublai – Installazione




Un mio pensiero: Second life non è in decadenza ma sta penetrando lentamente in una nuova dimensione più contemporanea alla ricerca della rappresentazione del “mondo”, dei mondi. SL e noi come avatar abbiamo raggiunto una “maturità” tale da farci percepire una distanza tra l’esperienza e un ricordo dello spazio. Si avverte fugacemente una distanza fra un senso passato e un senso attuale che alcuni potrebbero vivere come una percezione “incompleta”. Questo scarto è misurato nel tempo delle cose che suscitano in noi un sentimento dello stesso tempo. Lo stesso sentimento che si prova di fronte alle antiche vestigia, a luoghi che si sono vissuti nel passato alle cose che abbiamo appartenuto*.
Questa attitudine verso le cose e verso il tempo si rende evidente quando ci poniamo sulla soglia del rinnovamento, ad esempio.
Il re-design di una land è il momento per rinnovare e riaggiornare i “contenuti” ma è anche occasione per creare una installazione che indaga alcuni aspetti della natura del metaverso. Parlo del rinnovamento dell’isola-porto dei creativi: Kublai.
Le installazioni sono la tipologia artistica più rappresentativa della contemporaneità.
Le installazioni rappresentano con la loro temporaneità meglio di ogni altro medium l’essere e il tempo del momento. Ma non è solo un medium: è luogo di esperienze.
Neo-Kublai è un trapasso dalla rappresentazione autoreferenziale della creatività, della pittura e della scultura a una rappresentazione referenziale in situ: la creatività si localizza e diventa un intervento nel e con il mondo. Ciò che conta è la posizione e l’ubicazione e cioè l’esserci nel tempo giusto.
Una installazione sul “tempo delle cose digitali”, sul tema della conservazione del patrimonio digitale (qui si ricorda l’appello di Mario Gerosa sulla conservazione dei beni digitali all’Unesco e il testimone raccolto dal Museo del Metaverso e da Uqbar).

*Approfondimenti sul tema del “sentimento del tempo”: Marc Augé; Rovine e macerie; 2004, Bollati Boringhieri, Torino

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SI riparte, si è ripartiti.
Dal mio punto di vista la definizione “mettere in narrazione il territorio di Second Life” (titolo di Giovanni Boccia Artieri per Basilicata Travel) ha un significato a più dimensioni. Il testo siamo abituati a vederlo sempre più come una didascalia di un pensiero: bidimensionale. Il testo invece ha più dimensioni: ci si sprofonda dentro, si eleva. In sostanza non solo evoca ma costruisce spazi. Questo è quanto stiamo facendo direttamente con il Romanzo Collettivo la Torre di Asian ad esempio. Ma questo è alla base di tutto il mio lavoro in Second Life. Credo che in qualche modo, Second Life, cio che ha permesso è la definizione di una nuova calligrafia che ha delle caratteristiche molto particolari: ha una qualità tridimensionale e immersiva; si costruisce come testo, come relazioni tra elementi simbolici che individuano spazi tenuti insieme dal tempo; è inoltre capace di contenere e rendere partecipi della definizione dell’ambiente dall’interno chi vi abita e chi vi produce il proprio pensiero.
Il pensiero centrale è che non esiste uno spazio che non sia collettivo: è una condizione di sopravvivenza, è la coscienza specifica dello spazio.
Questo genere di mondi non sono un analogo di un paesaggio interiore e non sono mai riducibili a una dialettica io-mondo, soggettivo-oggettivo; comportano uno spostamento sul piano del linguaggio, della cultura intesa come sommatoria di comunità parlanti.
Il progetto del museo di Lucania Lab, il secondo livello museale, è in questi pensieri che trova la sua origine.

Second Life è per il momento l’unico strumento che mi permette di ragionare in questi termini e di sperimentare lo spazio come scrittura tridimensionale. E non solo come pura teoria ma come virtualità realizzata. Per questo lo sento ancora fresco. La relazione con gli altri Social Network rafforza questo pensiero di spazializzazione del testo.
Ma ne parlerò poi.
A Roma il 6 giugno, al convegno Ars in Ara, parlerò di queste cose e di altre (convegno ARS in ARA Second Life a cura di Marina Bellini e Paolo Valente).

ANNUNCIO: Il prossimo Giovedì a Collezioni mai viste presso il MAMbo (via don Minzoni 14, Bologna) ospiterà il seguente lavoro:
sciarrino

Sopra: locandina della serata con l’opera di Salvatore Sciarrino eseguita e interpretata da Lost Cloud Quartet

Programma in dettaglio della serata:
Bologna – 18 dicembre 2008
ore 20:00 – incontro SCIARRINO | RESTAGNO
ore 21:00 – concerto LOST CLOUD QUARTET

Testo Accessibile (ridotto per il catalogo):
Una folla di sassofoni in movimento. “Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.”
L’opera eseguita al MAMbo, dal titolo “La bocca, i piedi, il suono” (1997), è dedicata ai componenti del Lost Cloud Quartet: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini.

Salvatore Sciarrino (1947)
LA BOCCA, I PIEDI, IL SUONO (1997)
per 4 sax solisti e 100 sax in movimento
Immaginate una musica capace di conciliare opposte categorie, come vuoto e pieno, luce e buio, muri e orizzonte, illusione e realtà. Il pezzo comincia ed ecco l’interno, dove ascoltiamo, rovesciarsi in esterno: veniamo immersi in un’alba di suoni, richiami si rispondono, s’incrociano nitidi eppure non ancora liberati dai sogni notturni. Cosa è sonno, cosa il risveglio? Segretamente forme e strofe ci pongono enigmi sul destino dell’essere.
Un quadrato di solisti (4 sassofoni contralto) disposti intorno al pubblico, ma la voce degli strumenti è irriconoscibile. Una magia prodotta da tecniche sonore inconsuete, una magia acustica che affiora solo ai bordi del silenzio e si fa spazio.
Virtuosismo dunque; in un senso alto del termine non vuol dire bravura, bensì trasfigurare se stessi e gli altri, ciò che non a tutti, o subito, è dato raggiungere. Tale méta propongo ai miei interpreti.
Intanto gli eventi hanno cominciato a muoversi, ruotano vorticosi e noi stiamo al centro; giungeranno ad avvitarsi simultaneamente nelle due direzioni.
A un tratto sentiamo qualcosa risuonare fuori, in un’altra dimensione, eventi prima isolati crescono a fiumana. Sono una folla di sassofoni, un centinaio, delle varie taglie (soprani, contralti, tenori e baritoni). La fiumana preme, poi lentamente trabocca nello spazio: gli strumentisti entrano, escono e rientrano, costituendo per l’ascoltatore un flusso continuo di piedi, volti, bocche.
Questa composizione può essere considerata un’iniziazione al naturalismo contemporaneo. Ciascun esecutore infatti porta il proprio suono, minuscolo, eppure ha una responsabilità incalcolabile nel risultato d’insieme. Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.
Per la cronaca, La bocca, i piedi, il suono è stato composto nel 1997 e l’ultima pagina terminata su un letto d’ospedale a causa di un incidente quasi mortale. Tuttavia questo lavoro ha riaperto il Teatro di Chiaravalle (Ancona) puntualmente, il giorno fissato, mentre io tornavo al mondo. Solisti erano gli stessi della presente esecuzione: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini (allora non si chiamavano Lost Cloud Quartet) ai quali l’opera è dedicata.

Salvatore Sciarrino

Il testo è stato tratto dal libretto del CD audio co-prodotto da
col legno Lost Cloud Quartet
Distribuzione: http://www.col-legno.de

Lost Cloud Quartet, sax solisti
Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini

i 100 sax in movimento:
Elisabetta Accorsi, Giulia Amatruda, Antonio Aucello, Filomena Balletta, Giulia Barba, Carlo Barbieri, Filippo Bedetti, Roberto Belletti, Nicola Bellulovich, Antonella Bevilacqua, Stefano Bifaro, Enrica Birsa, Roberto Boccardi, Nicola Bolognesi, Riccardo Bussetti, Maria Caltabiano, Lorenzo Cappi, Fabio Capponcelli, Filippo Cassani, Maddalena Cattani, Davide Ceredi, Davide Cesarotti, Laura Chittolina, Raffaele Cimica, Daniele Cipriana, Giovanni Contri, Joseph Creatura, Davide Crespi, Margherita Crisetig, Valentina Curcio, Antonello D’Aloia, Enrico D’Addazio, Elia Dalla Casa, Mimmo D’Andrea, Antonio Pio D’Avolio, Laura Degan, Adele Dell’Erario, Marco Destino, Pasquale Di Domenico, Alberto Di Priolo, Carlotta Ebbreo, Giampaolo Etturi, Leonardo Ferramondo, Matteo Ferramondo, Valentina Ferrarese, Alberto Fogli, Crescenzo Luca Frontuto, Marco Gaiga, Luis Gajardo Campos, Dino Gentile, Marisa Giacoia, Francesco Giammarella, Giuseppe Giovacchini, Martina Grossi, Cristina Guadagnini, Alice Gualteri, Giuliano Guarino, Giampiero Guerra, Letizia Illuminati, Alessandro Inglese, Fiorella Isola, Vitaliano Lama, Nicola Lupoli, Valerio Manieri, Antonio Mannino, Matteo Marasco, Alex Migliorini, Andrea Mocci, Sara Morettin, Lorenzo Musa, Samuele Nimis, Laura Orrico, Ilario Orsi, Francesco Palmino, Francesco Panebianco, Davide Pantani, Michele Paolino, Stefano Papa, Marco Pedrini, Nicola Pellegrini, Isaia Pereda, Valentina Persenico, Chiara Pettenuzzo, Marco Piazzi, Alessandro Piccolo, Matteo Quitadamo, Letizia Ragazzini, Giuseppe Riccardi, Nicolò Ricci, Anna Righetto, Yanin Mushe Riter, Marco Rizzi, Marco Rosati, Gaetano Rosselli, Luis Russo, Maria Teresa Russo, Diego Salvatori, Michele Sangiorgi, Simone Sardella, Marco Serena, Nicola Simone, Clarissa Slaviero, Michele Spadoni, Federico Sportelli, Daniele Tarticchio, Davide Teramano, Luigi Titolo, Marco Tomasso, Yugenij Tregubov, Carmela Tricarico, Tommaso Tricarico, Giuseppe Trimigno, Stefano Uggeri, Tommaso Vivaldi, Andrea Vivit, Camilla Volpone, Gianluca Zanello, Cecilia Zaninelli, Gabriele Zardo

coordinatori:
Daniele Furlati, Gianbattista Giocoli

Si ringraziono i Conservatori di Bologna, Como, Foggia, Mantova, Milano, Parma, Piacenza, Rodi, Roma, Sassari, Terni, Udine, Verona
ed in particolare i maestri: Dario Balzan, Fabrizio Benevelli, Daniele Berdini, Marco Bontempo, Franco Brizzi, Michele Brusha, Gabriele Buschi, Daniele Comoglio, Massimo Ferraguti, Mario Giovannelli, Mario Marzi, Gilberto Monetti, Giovanni Nardi, Fabrizio Paoletti, Gianluca Pugnaloni, Giancarlo Rango, Alfredo Santoloci, Leonardo Sbaffi, Michele Spadoni.

is-this-tomorrow

Lo diceva già Mario Gerosa nella presentazione del suo volume per Meltemi: il Rinascimento sta vivendo nuova vita all’interno dei musei. Dopo il Correggio, i Carracci, Aspertini, Bellini è arrivata la mostra di Mantegna al Louvre. Se ne sono lette bellissime cose sull’Alias di ieri.
Da questo articolo prendo spunto per ripensare alla mostra fiorentina al Museo di Storia Naturale (via del Proconsolo 12) e ad alcune sue caratteristiche che con il tempo si sono anche meglio definite. A mio avviso, Rinascimento Virtuale segna un punto di non ritorno nella storia di Second Life, per essersi posta in modo non banale con la produzione artistica realizzata in-world. Non ha traghettato nel mondo reale le opere, o meglio, non le ha “teletrasportate” materializzandole in quanto tali, in modo “acritico” o meglio automatico. Direi che la sua qualità sia stata quella di avere lavorato all’interno di un pensiero illuminista ed empatico alle stesso tempo; ha cercato una modalità di inquadrare Second Life in una dimensione più allargata di “civilizzazione” all’interno del nostro tempo e non di avere presentato romanticamente un mondo altro, fantastico, pieno di artisti ed eroi. Rinascimento virtuale segue una drammaturgia sovrapposta, tra storie di civiltà differenti – quella collezionate nel museo – che non avevano nulla di eroico ma che abitavano il loro mondo con le loro cose. E’ una mostra che segna il passo per non avere collezionato “figure” ma per avere collegato, connesso concettualmente il pensiero stesso di Second Life con un pensiero antropologico. In altre parole per avere considerato “maturo” il tempo di SL e di credere che si sia entrati in una nuova fase della vita-ambiente che in cambio della dimensione eroica e rivoluzionaria sta acquistando una nuova dimensione più interessante ancora, di affinamento dei linguaggi e delle relazioni. Una fase che si potrebbe definire Post Second Life fatta di progetti maturi, impegnativi e che non mirano più solo alla ricerca individuale e spontanea creativa.

Il compito di collezionare i singoli artisti e di metterli in mostra per il loro grande valore è stato ben svolto da Arena, su volontà di Arco Rosca e di Roxelo Babenco, giustamento svolta dentro Second Life. Nell’insieme i due progetti lavorano in parallelo e non perchè Rinascimento Virtuale abbia una “finestra” sull’evento rappresentata da 20 piccoli schermi che passano nomi e immagini degli artisti. Se la mostra fiorentina – Rinsacimento Virtuale  – sottrae l’opera artistica dal suo ruolo individuale per riconsegnarla in una dimensione collettiva e sociale in movimento, Arena recupera la dimensione di ricerca individuale dei migliori artisti all’interno di una dimensione mondo propria di SL. Due differenti incursioni nel mondo, due approcci analogamente “illuministi” verso l’ambiente che sono propri del modo di lavorare nell’arte contemporanea. Questo è il domani di Second Life.

UPLOAD ore 19,43,00 Dic 14, 2008:

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E’ uscito il cd musicale di Rinascimento Virtuale. Musiche di Esprit Machiniste e di Leonardo Piras: il primo e unico nella storia.
Come pochi altri, da avere assolutamente!!!

Prendo dal sito della NABA (NABA DESIGN), dove insegno, questo link. 207 “agent” per una incursione alla stazione centrale di New York. Una semplice premessa ad un manifesto che Stefano Mirti ha scritto per il corso di Design.

C’è un aspetto di Rinascimento virtuale difficile da cogliere se si osservano le fotografie su flickr. E’ però nelle parole e negli scritti di Mario: la dimensione sociale dell’arte prodotta in SL. In fondo questa mostra (a fianco dei suoi testi) è il primo fondamentale passo per una storia sociale di Second Life.
A chiusura dell’articolo metto la tenda-comunicativa esposta nella mostra per fornire i primi strumenti di lettura, le chiavi per capirne meglio i contenuti. Un oggetto che fa parte di una serie completa che nessuna fotografia da sola può trasmettere: la tenda con il testo introduttivo di Mario. Tutta la mostra è pensata come una estensione concettuale della rete: la comunicazione non è avvenuta su pannelli museografico, su pannelli didattici, ma è il corpo stesso della mostra. Abbiamo usato la stessa modalità del “mondo” di comunicare attraverso l’ambiente e non attraverso le targhette… ma chi non l’ha ancora vista non può coglierne i valori di novità. E’ una mostra che non può essere giudicata dalle sue fotografie. Come Second Life deve essere vista dall’interno.
Non è una mostra che promuove singoli artisti ma un evento che sta dentro ad una grande narrazione collettiva che è nata in un luogo preciso: Second Life. E’ questa la prima chiave di lettura che differenzia questa iniziativa da qualsiasi altra.
E’ la risposta ad una sfida difficile ed offre un appoggio a tutti i residenti che si sentono parte di una nuova collettività condividendone le basi. Non è la soluzione al problema di lanciare nuovi artisti, individualmente riconosciuti, ma la presentazione di un lavoro che nato in un luogo specifico (di nicchia ricordiamocelo) tenta di farlo diventare universale (rompere la nicchia, dilatarla, allargarla al mondo reale). Trasporre nel reale le cose di second life, come già detto, è paragonabile al Jet-Lag. Tutto cambia. Lo statuto delle cose. Ciò che resta è la dimensione di “mondo”, la dimensione universale della ricerca. L’appartenere ad una idea comune declinata in modo diverso. L’arte dopotutto è sempre stato questo, la costruzione di valori condivisi.

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Grafica di Cristian Contini

Ogni giorno che passo davanti alla stazione di Milano e a quella di Bologna vedo il conto alla rovescia. Non sempre i conti alla rovescia sono perfetti o puntuali (Milano e Bologna hanno due giorni di differenza nel count down). Ma certo sappiamo ormai che il 21 di ottobre aprirà la mostra di Firenze, ideata, pensata, inventata, voluta e curata da Mario Gerosa.
La sua interpretazione (corretta e condivisa) mi ha convinto per un motivo semplice: è uno sguardo allargato, globale (a volo d’uccello) della produzione all’interno della rete. Non si perde in tecnicismi ma gli interessa osservare un mondo fragile in continua evoluzione.
Personalmente, invitato a curarne l’allestimento, ho iniziato questo lavoro non facile di portare nel mondo reale delle cose immateriali, in una forma di racconto. Mantenere questo sguardo allargato globale non è semplice. Non è il problema di mettere bacheche o di trovare le giuste immagini ma di costruire una vera installation art, dove tutto il museo racconta il senso del lavoro, ogni cosa assume un ruolo preciso all’interno della costruzione di senso della mostra. L’allestimento parte dalla negazione di un’enfasi verso un modo di vedere Second Life, un modo che “separa” la vita dentro second life da quella reale. Fin dal principio ho cercato ponti, limiti, regioni delle due modalità per vedere come tenerle unite seppure esse siano separate. La ricerca di questi limiti (da oltrepassare-riconettere) non muove da una visione globale generale ma da una posizione “obliqua” che cerca di studiare più il particolare, l’indizio minimo dal quale ricostruire tutto il senso della mostra.
Il faccia a faccia tra spettatore e Second Life è qui mediato da un dialogo tra civiltà differenti esposte nel museo e l’osservazione del singolo referto etnografico; l’osservazione del suo dettaglio ci mostra tanto delle nostre scelte estetiche operate nei mondi virtuali. Sono rimandi, riflessi di quello che siamo diventati.
Queste riflessioni, questi riverberi, diventano la sola vera guida per entrare nella Second Life per quello che è: uno spazio antropologico da vivere (studiare) a tutti gli effetti.
Quanto detto è il concetto espositivo che si affianca al lavoro curatoriale di Mario gerosa.
Per chi ancora non lo sapesse l’evento si colloca all’interno del Festival della Creatività e sarà fatto con la Fondazione Sistema Toscana
Alcune delle cose che sono state dette le trovate quiqui.
Qui trovate la presentazione del progetto nel quale si citano Moleskine (sostenitrice dell’evento-mostra Rinascimento Virtuale) con una che con l’aiuto di Adriana/Ginevra uno dei dispositivi irritativi che si incrocierà nelle sale.
Anche nel sito ufficiale della fondazione: intoscana.it, e nel sito del corriere della sera alla pagina “Culture”.