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concertosciarrino

la postazione di un solista. sullo sfondo l’opera praticabile semovente di Massimo Bartolini raffigurante lo spartito di “Impression” di John Coltrane

E’ ormai tutto pronto. Lo spazio del museo non sarà più solo volumetria pura allestita con opere ma diventerà un luogo sensibile dove i suoni racconteranno e abiteranno lo spazio. E noi con loro. Le serate che abbiamo proposto, hanno questa particolarità: non sono semplici letture, proiezioni, relazioni o concerti, ma momenti nei quali si vuole innanzitutto perdere la prima delle certezze (per chi vede): quella visiva. Senza dover fare buio. Semplicemente lavorando su altri piani, concettuali e sensibili. Non sono la ripetizione di un modello ma la sperimentazione di un metodo che indaga il non-visivo, le componenti non visive delle opere.
Il lavoro di Salvatore Sciarrino – La bocca, i piedi, il suono – eseguito dai Lost Cloud Quartet lo abbiamo scelto per la sua qualità di interrogazione dello spazio e la possibilità di farlo percepire, farlo risuonare.
L’appuntamento è per domani (oggi) 18 Dicembre alle ore 20.00 presso il MAMbo VIA Don Minzoni 14 Bologna

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ANNUNCIO: Il prossimo Giovedì a Collezioni mai viste presso il MAMbo (via don Minzoni 14, Bologna) ospiterà il seguente lavoro:
sciarrino

Sopra: locandina della serata con l’opera di Salvatore Sciarrino eseguita e interpretata da Lost Cloud Quartet

Programma in dettaglio della serata:
Bologna – 18 dicembre 2008
ore 20:00 – incontro SCIARRINO | RESTAGNO
ore 21:00 – concerto LOST CLOUD QUARTET

Testo Accessibile (ridotto per il catalogo):
Una folla di sassofoni in movimento. “Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.”
L’opera eseguita al MAMbo, dal titolo “La bocca, i piedi, il suono” (1997), è dedicata ai componenti del Lost Cloud Quartet: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini.

Salvatore Sciarrino (1947)
LA BOCCA, I PIEDI, IL SUONO (1997)
per 4 sax solisti e 100 sax in movimento
Immaginate una musica capace di conciliare opposte categorie, come vuoto e pieno, luce e buio, muri e orizzonte, illusione e realtà. Il pezzo comincia ed ecco l’interno, dove ascoltiamo, rovesciarsi in esterno: veniamo immersi in un’alba di suoni, richiami si rispondono, s’incrociano nitidi eppure non ancora liberati dai sogni notturni. Cosa è sonno, cosa il risveglio? Segretamente forme e strofe ci pongono enigmi sul destino dell’essere.
Un quadrato di solisti (4 sassofoni contralto) disposti intorno al pubblico, ma la voce degli strumenti è irriconoscibile. Una magia prodotta da tecniche sonore inconsuete, una magia acustica che affiora solo ai bordi del silenzio e si fa spazio.
Virtuosismo dunque; in un senso alto del termine non vuol dire bravura, bensì trasfigurare se stessi e gli altri, ciò che non a tutti, o subito, è dato raggiungere. Tale méta propongo ai miei interpreti.
Intanto gli eventi hanno cominciato a muoversi, ruotano vorticosi e noi stiamo al centro; giungeranno ad avvitarsi simultaneamente nelle due direzioni.
A un tratto sentiamo qualcosa risuonare fuori, in un’altra dimensione, eventi prima isolati crescono a fiumana. Sono una folla di sassofoni, un centinaio, delle varie taglie (soprani, contralti, tenori e baritoni). La fiumana preme, poi lentamente trabocca nello spazio: gli strumentisti entrano, escono e rientrano, costituendo per l’ascoltatore un flusso continuo di piedi, volti, bocche.
Questa composizione può essere considerata un’iniziazione al naturalismo contemporaneo. Ciascun esecutore infatti porta il proprio suono, minuscolo, eppure ha una responsabilità incalcolabile nel risultato d’insieme. Pensate al vento che varia perché trascina il brusio di ogni foglia della valle. Grande il fascino dei suoni-massa: nuvole e stormi, scroscio di pioggia di infinite chiavi di sassofono, pulsazioni, bosco di richiami, silenzio iridescente.
Per la cronaca, La bocca, i piedi, il suono è stato composto nel 1997 e l’ultima pagina terminata su un letto d’ospedale a causa di un incidente quasi mortale. Tuttavia questo lavoro ha riaperto il Teatro di Chiaravalle (Ancona) puntualmente, il giorno fissato, mentre io tornavo al mondo. Solisti erano gli stessi della presente esecuzione: Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini (allora non si chiamavano Lost Cloud Quartet) ai quali l’opera è dedicata.

Salvatore Sciarrino

Il testo è stato tratto dal libretto del CD audio co-prodotto da
col legno Lost Cloud Quartet
Distribuzione: http://www.col-legno.de

Lost Cloud Quartet, sax solisti
Leonardo Sbaffi, Marco Bontempo, Gianluca Pugnaloni, Daniele Berdini

i 100 sax in movimento:
Elisabetta Accorsi, Giulia Amatruda, Antonio Aucello, Filomena Balletta, Giulia Barba, Carlo Barbieri, Filippo Bedetti, Roberto Belletti, Nicola Bellulovich, Antonella Bevilacqua, Stefano Bifaro, Enrica Birsa, Roberto Boccardi, Nicola Bolognesi, Riccardo Bussetti, Maria Caltabiano, Lorenzo Cappi, Fabio Capponcelli, Filippo Cassani, Maddalena Cattani, Davide Ceredi, Davide Cesarotti, Laura Chittolina, Raffaele Cimica, Daniele Cipriana, Giovanni Contri, Joseph Creatura, Davide Crespi, Margherita Crisetig, Valentina Curcio, Antonello D’Aloia, Enrico D’Addazio, Elia Dalla Casa, Mimmo D’Andrea, Antonio Pio D’Avolio, Laura Degan, Adele Dell’Erario, Marco Destino, Pasquale Di Domenico, Alberto Di Priolo, Carlotta Ebbreo, Giampaolo Etturi, Leonardo Ferramondo, Matteo Ferramondo, Valentina Ferrarese, Alberto Fogli, Crescenzo Luca Frontuto, Marco Gaiga, Luis Gajardo Campos, Dino Gentile, Marisa Giacoia, Francesco Giammarella, Giuseppe Giovacchini, Martina Grossi, Cristina Guadagnini, Alice Gualteri, Giuliano Guarino, Giampiero Guerra, Letizia Illuminati, Alessandro Inglese, Fiorella Isola, Vitaliano Lama, Nicola Lupoli, Valerio Manieri, Antonio Mannino, Matteo Marasco, Alex Migliorini, Andrea Mocci, Sara Morettin, Lorenzo Musa, Samuele Nimis, Laura Orrico, Ilario Orsi, Francesco Palmino, Francesco Panebianco, Davide Pantani, Michele Paolino, Stefano Papa, Marco Pedrini, Nicola Pellegrini, Isaia Pereda, Valentina Persenico, Chiara Pettenuzzo, Marco Piazzi, Alessandro Piccolo, Matteo Quitadamo, Letizia Ragazzini, Giuseppe Riccardi, Nicolò Ricci, Anna Righetto, Yanin Mushe Riter, Marco Rizzi, Marco Rosati, Gaetano Rosselli, Luis Russo, Maria Teresa Russo, Diego Salvatori, Michele Sangiorgi, Simone Sardella, Marco Serena, Nicola Simone, Clarissa Slaviero, Michele Spadoni, Federico Sportelli, Daniele Tarticchio, Davide Teramano, Luigi Titolo, Marco Tomasso, Yugenij Tregubov, Carmela Tricarico, Tommaso Tricarico, Giuseppe Trimigno, Stefano Uggeri, Tommaso Vivaldi, Andrea Vivit, Camilla Volpone, Gianluca Zanello, Cecilia Zaninelli, Gabriele Zardo

coordinatori:
Daniele Furlati, Gianbattista Giocoli

Si ringraziono i Conservatori di Bologna, Como, Foggia, Mantova, Milano, Parma, Piacenza, Rodi, Roma, Sassari, Terni, Udine, Verona
ed in particolare i maestri: Dario Balzan, Fabrizio Benevelli, Daniele Berdini, Marco Bontempo, Franco Brizzi, Michele Brusha, Gabriele Buschi, Daniele Comoglio, Massimo Ferraguti, Mario Giovannelli, Mario Marzi, Gilberto Monetti, Giovanni Nardi, Fabrizio Paoletti, Gianluca Pugnaloni, Giancarlo Rango, Alfredo Santoloci, Leonardo Sbaffi, Michele Spadoni.

mocellin-pellegrini

Collezioni mai viste atto secondo: due personaggi, Peppino e Sante, narrati dal vivo dai due artisti, Ottonella e Nicola.
Per la seconda serata di “sperimentazioni” sul non-visivo i due artisti Ottolina Mocellin e Nicola Pellegrini hanno riproposto l’installazione-film La città negata, offrendo dal vivo la lettura pubblica dei testi e allo stesso tempo presentando dal vivo i due personaggi protagonisti di questa storia: Peppino e Sante. E’ una narrazione doppia che ci racconta la storia di due amici che, conosciutisi in età adulta, mettono a confronto la comune esperienza della cecità, dei luoghi vissuti, dello studio e del lavoro. L’opera dei due artisti era già stata mostrata nel museo MAMbo per lungo tempo nel corso del 2008 (l’opera è parte della collezione del museo) ma in questa serata ha assunto la forma specchio: i due “attori-autori-artisti” e dall’altro i due personaggi-protagonisti-ciechi”. I due interpreti e i due interpretati hanno così costruito un doppio confronto tra i loro vissuti: nella vita raccontata dal film e come identità incorporate nell’opera. Nel senso: il confronto tra Sante e Peppino come persone che “dialogano” nel film e il loro rispecchiarsi nella loro storia raccontata dagli artisti.
Questa è una chiave di lettura dell’opera presentata dagli artisti nella serata al MAMbo. Un gioco di specchi continuo che ha sottolineato questa natura dell’opera d’arte come specchio della vita, altra componente non-visiva dell’arte. Uno specchio che permette di guardare le cose con altri occhi, anzi in questo, caso senza il loro uso e quindi della vista.

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La prima serata con Paolo Nori alle “Collezioni mai viste” non poteva non essere interessante. Saggi del suo modo di costruire il pensiero e di raccontarlo attraverso la lettura li si possono incontrare sul podcast di Radio feltrinelli (per tacer delle numerose uscite in libreria).
Come promesso, parlando di John Cage, di Malevic, di Gaspare (suo nonno) e di tanti altri, Paolo Nori ha costruito un discorso senza cadute che l’ha portato a chiudere dicendo che elemento non-visivo del museo è l’aura che si costruisce intorno all’idea stessa di museo. Passaggio fondamentale nella costruzione del suo discorso è stata la lettura di un passo da Viktor Sklovskij sul tema dello straniamento il quale ci ricorda che “per risuscitare la nostra percezione della vita, per rendere sensibili le cose, per fare della pietra una pietra, esiste ciò che noi chiamiamo arte. Il fine dell’arte è di darci una sensazione della cosa, una sensazione che deve essere visione e non solo sensazione.” (da Una teoria della prosa, Ed. Garzanti) Lo straniamento funziona nel presentare le cose abituali in un modo differente: il linguaggio poetico e il linguaggio artistico hanno la comune peculiarità di liberare l’immagine dalla percezione consueta, rompendo gli automatismi del linguaggio e alterando la presentazione dei materiali che ne compongono il prodotto finale. Lo straniamento è una procedura artistica tra le più importanti perchè produce una nuova visione dell’oggetto. Nori, attraverso questo suo modo di costruire il percorso narrativo, ha messo in pratica lo straniamento , ricostruendo intorno a noi il valore auratico del museo. L’aura che si respira nei musei è componente fondamentale dell’esperienza estetica e può rispondere a questa domanda per niente semplice: perchè i ciechi dovrebbero andare in un museo d’arte?
Una concessione personale: questo suo discorso mi ha ricordato la mia prima lezione da studente all’università di Firenze (1985): Luis Prieto semiologo. In quella Prieto parlava dell’opera “non-auratica” e di Benjamin (citato dallo stesso Nori): se esistesse una macchina capace di riprodurre tecnicamente un’opera in tutte le sue componenti materiali, ciò che potrebbe distinguere la copia dall’originale sarebbe solo una cosa immateriale, l’aura; una cosa non visibile o riconoscibile alla vista ma solo in una dimensione concettuale. In qualche modo, quella lezione, mi ha fatto conoscere il pensiero di Benjamin all’interno dell’aura stessa di Prieto (un pilastro della Semiologia) e anche successivamente non posso non pensare a quel pomeriggio ogniqualvolta sento le parole Aura, Benjamin e Prieto.

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Ieri ho aperto una nuova area dove faccio cose un poco più sperimentali. Il gruppo di lavoro è sempre lo stesso di qualche giorno fa. Chi siamo? Insieme abbiamo aperto una associazione: 0gk. Un nome trovato per caso che nessuno ha poi voluto cambiare. Cosa significa? Leggete qui. Qualche tempo fa con Adriana e Maurizio Giuffredi dell’associazione 0gk abbiamo fatto qualcosa anche su Second Life: Outsider Art Archive (OAA), un pensiero sulla produzione e comunicazione dell’arte irregolare in rete.
Sarà un posto dove fare diverse cose: riflettere sulle tematiche del non-visivo, dell’arte irregolare, diproduzione, di fruisione di arte-terapia, di allestimenti di installation art. Nelle diverse chiavi Un site specific dove riflettere del contemporaneo.
Nel frattempo domani, 25 Novembre si parte con la conferenza stampa. Location: MAMbo, Museo d’arte Moderna di Bologna. Occasione? Le sette serate già presentate e la presentazione del sito.
Qui sotto la locandina. Toccare per ingrandire.

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