Archives for category: visione

Immagini dall’archivio: 01 – foto ufficiale del concorso di Idee per il Museo dell’Arengario (Francesco Iodice)

Immagini dall’archivio: 02 – foto di Milano in Second Life®.

Più volte in queste pagine ho sostenuto che il doppio sguardo (guardare contemporaneamente due immagini) permette di comprendere elementi inaspettati. In questo caso il confronto è dei più ovvi. Se guardate con gli occhi dell’esperienza estetica e percettiva, non credo (nel confronto) si possano trovare parole a difesa della pretesa di realtà di un certo modo di usare il metaverso.
Se poi si ha una conoscenza diretta, quotidiana e sedimentata dell’oggetto rappresentato, la cosa si complica ancora. Ad una pretesa di realismo si associa una confidenza tradita.
Di tutte le abilità che si sviluppano nel metaverso credo che fare i copisti del reale sia il più avvilente dei possibili usi. Questo quando non è accompagnato da un sapere e da una immaginazione (esempio positivo: Tonino Lane e le sue macchine da lavoro che contengono un sapere e una esperienza andata perduta e che qui possono ritrovare un loro senso).
Bene hanno fatto Neupaul e Papper a fare la loro performance nel pomeriggio di ieri in questo luogo. Tralasciando le implicazioni personali, avere ambientato la performance nella piazzetta Reale ha un significato forte in quanto è il luogo deputato dalla città a manifestare nella forma urbana le opere esposte nelle sale del Palazzo.

Immagini dall’archivio: 03 – chat pubblica pubblicata su Specchi e Second Life

Testo accessibile: creare mondi non è poi così difficile… risiedono in noi… e ogni nostro gesto ce lo mostra


Travelling in SL


Travelling in SL


Travelling in SL

“Una tenera lentezza è il
ritmo di questi discorsi”
Friedrich Nietzsche, Ecce Homo

Sebbene non si fosse verificato nulla di particolare, il viaggio per Spoleto è stato entusiasmante. Se nel nulla di particolare non ci fossero la Berliner Ensemble, Bertolt Brecht, Bob Wilson, Laura e Roberta e ancora Giovanni e Annagrazia.
Non ho mai amato etichettare i tipi di viaggio: turista, viaggiatore, globe trotter… Al mondo si ruzzola e così facendo si incontra sempre qualcosa che ti sorprende. Lo scrive Walser nella sua “passeggiata”, o in un “pomeriggio di uno scrittore” Peter Handke. Nel 900 il viaggio mitico si sposta dai grandi paesi lontani al cortile di casa (penso ai discorsi di Luigi Ghirri degli anni 80).
In fin dei conti per me viaggiare è usare lo sguardo. Da tempo, il viaggio mitico, si è spostato nella rete e dalla rete è rimbalzato sul pianeta costruendo un nuovo modo di rappresentarlo con gli strumenti della Neo-Geography (che pongono i Tag al di sopra della referenza geografica fisica che li legittimano).
Così nel Ning di Lucania Lab ho aperto una pagina
dove spiego l’idea di una “moleskine” che raccoglie appunti di viaggio visivi del “travelling in second life”, come normalmente si fa “ruzzolando” sulla pelle del pianeta.
Morale: viaggiare è un’esperienza frattale, per quanto restringi il campo o lo allarghi hai sempre da scoprire qualcosa di nuovo. Quello che conta è la curiosità.

Dice bene Laura Gemini sull’arte, le sue ricerche e le sue definizioni. Ma la performance aveva qualcosa di molto forte che si nascondeva agli occhi e si palesava grazie ad una componente fisica che rende vera qualsiasi cosa: una voce di donna, recitante un testo che in parte rivela ciò che sta dietro all’avatar e la sua relazione con la seduzione. IN MY WORLD, THERE ARE NO ERRORS, ONLY SEDUCTIONS! così dicono Alan Sondheim e Sandy Baldwin. Un elemento fortemente umano, che sposta tutto dal piano intellettuale a un piano potentemente emotivo, vero e quindi non più digitale ma reale a tutti gli effetti. Sotto il pavimento, nascosto alla vista, altri prim, diversi da quelli lasciati alla vista, che raccontano altre cosa ancora.

Lucania nella Cristallball

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.”

José Saramago da “Viaggio in Portogallo.

Progettare (prevedere, prefigurare, proiettare…) è una attività simile a quella del viaggiare.
Come nel viaggiare occorre una predisposizione a permettere che le traccie percorse ci conducano verso mete che ancora non si conoscono, se non all’interno di visioni e di parole che risuonano nella testa.
“Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. “Bisogna vedere quel che non si è visto”

Ogni progetto assume una ribellione contro ciò che sono. Ogni progetto è una partenza, una ri-partenza. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

Preview della SIM per Lucania precedenti qui e qui

Foto 1: Guardare Manray, elaborazione.
Foto 2: Guardare Velas che guarda Manray.

Il lavoro di Marco Manray è noto ai frequentatori di Second Life.
Lo è meno a chi non lo frequenta. Le tre repliche che mostra a Como, in occasione di Allarmi (grande mostra d’Arte Contemporanea realizzata in una caserma di Carabinieri) viste al vero e in una galleria di Second life (sezione virtuale della Galleria Overfoto di Napoli) hanno il fascino degli oggetti. Ma di oggetti potenti. La sensazione è ribaltata rispetto a quanto succede normalmente. Io, Velas, e Marco di fronte a queste immagini di avatar senz’anima (i soggetti sono gli automi pensati per generare traffico nelle sim) rese vere questa volta dalla “cosa” fotografica e non più da un immagine in pixel. Eravamo a nostra volta avatar di quel mondo. Non più osservatori partecipanti ma soggetti osservati dalle immagini, in qualche modo scorticati della pelle. Lo sguardo indiscreto del fotografo è riconoscibile e riflesso nei linemanti di questi robot che godono della loro corporeità. Il loro essere robot sembra in parte rimosso da uno sguardo consapevole e discreto. In questa stanza c’e’ tutto per ragionare su ciò che sta sotto il cielo di second life.


Progetto di copertina per il volume di Laura Gemini

E’ uscito il libro di Laura Gemini: “In viaggio”, per la Franco Angeli. 
E con il suo libro è uscita la mia copertina per lo stesso libro: un viaggio tra le cose di Laura, appoggiate sulla scrivania. Dalla musica dei New Order (Blue Monday) alle immagini da Second Life; qua e là, qualche cosa di mio.

Da qualche giorno ho provato a collocare la Skin Tower in una land desertica. Lì ha assunto una nuova dimensione, Legata al paesaggio. Il paesaggio, anche se solo evocato da una sua immagine, ha il potere di nutrire l’”anima” e di nutrirla non in un qualsiasi modo ma rendendola più grande di come è nella routine del quotidiano. Rendendola più grande è resa più se stessa perché la sua dimensione naturale è l’apertura e l’immensità.
Parlo di una immagine di paesaggio, ma questa immagine evoca, rimanda ad una spazialità per me nuova associata a questo oggetto, che si comporta dentro la “dimensione” “virtuale” (le dimensioni spaziali e temporali) come una “sonda”; è come un “termometro” che misura (per me) il grado di immersività e di incorporazione all’interno di questo spazio. La skin tower è un poco come un altro mio avatar, che misura lo spazio e il tempo. Skin Tower non a caso: una “pelle” sensibile dentro a Second Life… una mia seconda pelle, sensibile, che mi parla di uno “sguardo” tutto da coltivare.
Se internamente lo spazio è ancora meditativo esternamente ha assunto una dimensione contemplativa. Lo SLURL (l’indirizzo) o trovate anche nella colonna del Blogroll alla vote “Il mio studio in Second Liife” (ulteriore passo dentro la dimensione di SL).

A commeto di un mio post precedente, dopo averlo più volte “provato” in-world.

Il mio interesse per le immagini è una dell cose più comuni al mondo, almeno per noi di questa cultura occidentale. Altre cuture sappiamo avere altri rapporti con il mondo delle immagini. Semplificando: l’immagine è sempre legata ad un voyerismo; nasce come descrizione della vita (incisioni rupestri) per diventare con tempo allegoria di un legame che porta verso una dimensione erotica e/o sacra.
La cosa che mi interssa delle immagini è l’esperienza che si nasconde tra l’apprendimento di una conoscenza e il piacere che si espone.
In questi giorni sto “guardando” molto, come sempre: onnivoro.
E’ lo stato di sospensione che alcune immagini ci suggeriscono. La sospensione nel tempo e la gravità del corpo che guarda. Forse è questa la sintesi dello “sguardo ostinato” che ho voluto costruire.
Cito Jean Luc Nancy* (che sto parafrasando in parte):
“E’ attraverso questa esperienza straniante che, a nostra volta in uno stato di sospensione, ci siamo esposti, privi di abiti teorici, all’arte dell’incontro…”.
(Ringrazio Azzurra Collas che, in qualche modo, mi ha ricordato alcuni miei temi)

Nei prossimi giorni alla Greenfield Room (Galleria in-world di Roberta Greenfield a Post Utopia) ci sarà la presentazione di questo lavoro e per chi vorrà, potrà fare esperienza di questa “sospensione” che lascio, volutamente, non spiegata.

Segnalo questo post dal Blog di Arco Rosca Temperatua 2.0.
Condivido con lui una idea precisa: in SL è ora di “fare” architettura.

*: Federico Ferrari, Jean Luc Nancy, La pelle delle immagini, Bollati Boringhieri 2003

Monoscopio RAI: fine delle trasmissioni di Tito Varisco

Questo periodo ho lavorato molto, scritto molto e per la prima volta ho lasciato che questo mio spazio si allontanasse dalle mie cure.
Ho sempre creduto al fato e al caso. Ieri pensavo al mio blog e al fatto che non riuscivo a scrivere, a trovare un poco di tempo parlare delle “cose sensibili”. Pensavo di mettere un cartello come un tempo si vedeva sui canali RAI: “le trasmissioni riprenderanno nel più breve tempo possibile”.
Mentre pensavo questo, ero in NABA a Milano, dove insegno, e stavo andando a prendere un caffè al bar interno quando all’improvviso, leggo un nome su un edificio: TITO VARISCO (ogni edificio in NABA è dedicato). Tito Varisco era uno scenografo, un architetto ma cosa più importante ha “disegnato” il nostro tempo passato dell’infanzia.

Mario Antonio Arnaboldi scrive: “E’ un pomeriggio d’estate mi invitò nel suo studio per aiutarlo a disegnare il monoscopio destinato a concludere la fine delle trasmissioni dell’allora nascente Televisione Italiana. Montammo la carta da parati che conteneva il disegno dell’antenna spaziale, bianco su nero, su due rulli e, di sera, insieme, in uno studio RAI facevamo girare i due rulli davanti a una delle prime telecamere. L’architettura per lui era veramente un gioco …”

Ma a me piace pensare che il 12.03.2008 sia una buona data per un inizio. Quindi oggi, il giorno dopo, eccomi a scriverne.

Monoscopio RAI: inizio delle trasmissioni