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Non sono i primi “occhi” che disegno e pubblico. Mi piace disegnarli con tutte le tecniche… ne sono una vittima.
“L’impressione ottica rimane la via attraverso la quale più spesso è risvegliato l’eccitamento libidico. […] La zona forse più lontana dall’oggetto sessuale, l’occhio, si trova – nelle condizioni del corteggiamento dell’oggetto – più spesso di tutte le altre nella situazione di essere stimolata da quella particolarità dell’eccitamento proveniente da ciò che, nel caso dell’oggetto sessuale, noi chiamiamo bellezza”.

S. Freud; Tre saggi sulla teoria sessuale, in: Opere; Bollati Boringhieri, Torino 1970

La cultura giapponese è cosa altra dalla nostra. Un errore che si commette spesso è quello di guardare gli altri all’interno del proprio pensiero e non riuscire a cogliere così, nella giusta dimensione, le differenze. La cultura degli anime ci è ora più vicina per frequentazione.
Ogni prodotto è figlio della cultura che l’ha generato. Ma spesso gli sguardi da una cultura ad un’altra, all’interno delle proprie pre-comprensioni, dei propri pre-giudizi, producono strane ibridazioni.
Forse, chi ha pensato a Gundam conosceva Boccioni e la sua opera? Forme uniche nella continuità dello spazio è una scultura di Boccioni del 1913 e risponde totalmente all’estetica del futurismo. Boccioni mette in scena l’uomo macchina, il “samurai” occidentale pronto alla grande sfida della “…guerra sola igiene del mondo”. Sono due pensieri e due rappresentazoni diverse dell’eroe guerriero, del mito dell’uomo macchina. Diversi sono i contesti culturali e temporali. In Boccioni c’è la fiducia verso una guerra che, ironia della sorte, se lo porterà via; Gundam nasce dopo che sono finite tutte le guerre del secolo nel quale la guerra diventa totale. Gundam mette in scena la tragedia della guerra; in Gundam “non esiste alcuna idealizzazione della guerra: essa non esalta gli animi, non è occasione per dimostrare valore, non è nemmeno mossa da un ideale, da uno scopo finale; si è persa l’epicità dei primi anime ispirati alle guerre galattiche dei robot-samurai…”*.

 

*Marcello Ghilardi; Cuore e acciaio, Estetica dell’animazione Giapponese; Esedra, Padova 2003


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Altre cose trovate nel mettere a posto: esercizi di catriottica digitale.
La scienza degli specchi non è soltanto una scienza delle riproduzioni esatte della realtà, è anche scienza di un surrealismo visionario.
In queste visioni si celano molti fantasmi, spettacoli fantastici, metamorfosi dell’uomo e per tutti i secoli passati sono stati oggetto di sperimentazioni e di studio mediante la costruzione di macchine fantastiche. Tutte le wunderkammer ne conservavano esempi. Gli specchi costruiscono i caleidoscopi di mondi rovesciati, mondi sfigurati e moltiplicati che svelano fantasmi, mostri, demoni secondo i teologi del medioevo. Ma ancora oggi in questi caleidoscopi prendono forma, rivelandosi, le paure di ciascuno, riconoscendo figure inquietanti altrimenti non visibili. La storia dello specchio (dei suoi significati e delle sue funzioni) e la storia della demonologia si rincorrono.


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This Mortal Coil – Song to the Siren “Cocteau Twins” (Elizabeth Frazer)


Tim Buckley – Song to the Siren


Ropert Plant – Song to the Siren

Tra le altre cose che uno si lascia dietro e riscopre c’è la musica. Questa, con una irruzione possente, si insedia nel nostro intimo e sembra vi elegga domicilio. “… sicchè l’uomo che viene a essere abitato e posseduto da questo intruso, e anzi rapito da sè, non è più se stesso: si trasforma completamente in una corda vibrante o in una tuba sonora, e freme follemente sotto l’archetto o le dita dello strumentista…questa operazione ha qualcosa della magia.” In questo caso la voce di Liz (voice per Teardrop dei Massive), o quella di Tim (l’autore) o quella di Robert (Led Zeppelin). Tre voci indimenticabili.
(testo da Valdimir Jankelevic, La musica e l’ineffabile, Bompiani, Milano 1998)

Altro pensiero recuperato da qualche lettura e rimbalzato nel sottosuolo del mio notebook.
Le voci contro il digitale oppongono la natura contro la realtà virtuale/metaforica ma a ben guardare uscendo di casa dopo le immersioni in second life cosa resta di quella natura? Questo per chi come me vive le città e ha esperienza urbana e metropolitana quotidiana.
Nella dimensione urbana la relazione con lo spazio è di tipo mnemonico: la spazialità è esperita in una dimensione di esperienza vissuta e di ricordo e raramente di scoperta (a aparte quando si è in viaggio in città altre, ma anche in questo caso scattano sempre i paragoni con quanto già si è visto)
Dentro second life e gli universi digitali, mi interessa quel paesaggio animato che sono le persone in cui il senso di paesaggio diventa molto esplicito: un paesaggio umano che abita con tutta la sua emotività e presenza lo spazio. Il paesaggio, ricordiamolo, è un oggetto culturale e non un oggetto fisico e non va confuso con l’ambiente naturale o reale. “Appartiene all’ordine dell’immagine sia essa mentale, verbale, inscritta in una tela o realizzata sul territorio…” digitale.
(citazione da: Jean-Marie Besse; Vedere la Terra, Sei saggi sul paesaggio e la geografia, a cura di Piero Zanini; Bruno Mondadori, Milano 2008)

Vedi anche:
27 8 08
25 8 08
26 8 08

Calendario, continua.
Non sono un “esperto di informatica”, non sono un sociologo della comunicazione, non sono un ingegnere informatico e non sono un filosofo della scienza. semplicemente uso le tecnologie e con il tempo mi sono fatto delle idee.
Ad esempio…

… che è impossibile trovare un confine ben definito tra la produzione di artefatti digitali e quello del discorso; che non possiamo parlare delle cose, ma dobbiamo sempre e soltanto parlare in quanto parte di essi

… che gli artefatti digitali hanno una struttura superficiale rapidamente accessibile all’osservatore che gli da l’impressione che quella cosa sia stata prodotta per lui

… che in tutto questo siamo coinvolti non con la nostra capacità di acquisto ma con la nostra libera decisione di produzione di significato

… che quello che interessa dei mondi digitali sono le affinità legate al mio corpo e alla mia testa

Vedi anche:
25 8 08
26 8 08

testo accessibile: “In scena: ogni artefatto digitale ha un suo ruolo in una sceneggiatura aperta che attende il nostro contributo”.


verifica 003. modello. Temporaneamente a Post Utopia, cantiere Lednev (Universo di Second Life)

vedi anche:
25 8 08

immagine ritrovata
testo accessibile: In viaggio. Ogni realtà è in se totale. Tutto nell’Universo è come l’Universo. M.Granet, il pensiero cinese, Milano 1971

C’e’ come un senso di ignoranza in ciò che si fa. Mettere in ordine le proprie cose sottolinea la dimenticanza e in modo brusco richiama ciò che si sapeva già.
Questa è la prima pagina di un calendario di “fine anno”. Come ai tempi delle scuole tutto ricomincia da settembre. Così sto passando questi ultimi giorni a sistemare le mie “memorie”, un sottosuolo ricco di cose dimenticate che ora verranno rimesse a posto.

Ci piace guardare, scoprire le cose e andarle a cercare in giro. Guardare produce desiderio. Gli sguardi hanno una caratteristica tattile: come se delle dita invisibili toccassero le cose viste e ne anticipassero un piacere che va conosciuto solo portandoci verso di esse. L’Agosto porta in giro i nostri sguardi e i nostri corpi verso le cose desiderate, verso i posti desiderati. Al ritorno le cose viste si mostrano agli amici (per il tacer di flickr twitpic ecc).

Tra gli sguardi amici c’e’ quello di Roberta che quest’anno ha “toccato” uno dei miei oggetti dei desideri più sensibili: Tokyo e il Giappone.
Ricordo ancora la prima volta che vidi l’edizione integrale di Solaris di Tarkovsky (1972). Scelse Tokyo per rappresentare il futuro già nel 1969 (o giù di lì) al tempo del progetto del film. Non il futuro tecnologico di 2001 (S.Kubrik) ma un futuro “geografico”, che ha a che fare con l’abitare il pianeta.

Per la serie viaggiando con gli occhi degli altri.

testo accessibile: you know what I’m talking about