Archives for category: mondi virtuali

munari
munari02

Bruno Munari

Prendo spunto da un post di Mario Gerosa e dal suo invito a ragionare e a sperimentare lo “spazio fuori sincrono”. Sulla possibilità di costruire spazi “irresponsive”, che reagiscono in modo inatteso alle sollecitazioni del corpo avatar.
Mi piace molto questo invito. E’ una dimensione che mette in moto energie, attenzioni, reazioni. Il fuori sincrono lavora con l’inatteso e come le migliori battute del cinema (come insegna Woody Allen) produce effetti su di noi in quanto ti prende di sorpresa, come una nevrotica soavità. Come la ricerca di “sincronicità” che mette in scena Munari nell’immagine: la ricerca di una difficile coincidenza tra il proprio corpo e il corpo-spazio della poltrona.
Lo spazio del fuori sincrono invita ad essere riempito: da una risata, da un grido di stupore o da un senso di fastidio.
Ricordo ancora una lezione di Werner Herzog all’università, dopo la proiezione del suo film Fata Morgana: c’e’ una intera sezione fuori sincrono e citando il mondo del video clip disse che l’assoluta sincronicità delle immagini con la musica rappresenta la morte della visione.

Advertisements

Jet-Lag concettuali.

A qualche giorno dalla conclusione del lavoro di allestimento di Rinascimento Virtuale, ho la percezioe del periodo passato durante i lavori come di un periodo segnato da un continuo Jet-Lag, da un “disagio” tra un dentro e un fuori che non è legato alla mia persona ma alle cose che in qualche modo sono state traghettate dall’interno (SL) all’esterno. Nell’esperienza dei Bar-Camp il “Jet_lag”, la “distanza” tra il mondo in-world e quello reale è compensato dalla sorpresa, dall’emozione di “sentire” la persona che si è conosciuta in una spazio “extra-sensoriale” (la natura delle sensazioni di ogni mondo ha le sue diferenze). Molto più complesso è portare fuori le cose, che non sono solo immagini ma sono veri oggetti. Per questo, presentando il lavoro di allestimento, ho più volte parlato di tre corpi (biologico-emanazione avatar-etnografico) messi a confronto nella mostra e cioè ho spostato l’attenzione dagli oggetti da esporre alla dimensione fisica, corporea di chi avrebbe visitato la mostra. La mostra è una compresenza di mondi fatti di cose; sono come tre ecosistemi che condividono lo spazio e il tempo con tre anime differenti.
Questo approccio nasce dall’osservazione del museo sovrapposto al pensiero di Mario Gerosa di volere affrontare il tema arte di Second Life in una chiave antropologica. Si richiedeva una osservazione particolare sulle cose che andava oltre l’evidenza fisica dell’immagine.
Osservando ne esce questo pensiero sugli oggetti. Ognuno di questi ha subito nel tempo (da tempo) un Jet_Lag che ne ha snaturato l’essenza: dalla dimensione funzionale interna ad una civiltà a oggetti feticcio*. Il museo, come corpo in sè, ha la sua storia ed è contenitore di civiltà che hanno le loro storie. La civlltà digitale non è ancora stata storicizzata. E questo è un grande vantaggio per le sue cose: non sono ancora “testimonianza”, “feticcio”. Non volevo che le cose di SL venissero lette come tali. Che fossero lette come feticcio.
Come tutti i mondi, anche il mondo di Second Life ha la sua anima. Per dirla con Plotino, questo mondo virtuale, è un grande vivente nel quale tutto simpatizza ed è sottoposto a regole e corrispondenze. Lo sguardo delle cose prima di tutto, le cose in se. La corrispondenza tra gli oggetti è inscindibile dall’ambiente.
Lo stare nei mondi in rete è un nuovo processo che in alcuni ambienti non lo si vuole ancora legittimare ma che testimonia una attitudine del genere umano che non si è persa ma sta vivendo una nuova stagione: è una nuova forma di avvicinamento ad un mondo come presenza. La presenza fisica nel mondo e la condivisione dell’esperienza.
Questa è una delle dimensioni concettuali che ha portato a declinare la mostra nella forma con la quale si presenta.

Del Jet-lag delle cose ne parla Franco La Cecla nel suo volume: Jet-lag, Antropologia e altri disturbi da viaggio, Bollati Boringhieri, Torino, 2002

… to be continued…

Queste sono alcune pagine del catalogo della mostra. Il progetto grafico è del bravissimo Cristian Contini, conosciuto “nel mondo” come Grocon Emoton.
Come dicevo nel post precedente è un libro che si colloca nella tradizione dei “testi cardine” per la cura nel dirimere la complessità e la ricchezza dei percorsi che si mostrano. A fianco di un allestimento che ha una dimensione concettuale forte con un museo esistente (mostrare a fianco di civiltà passate storicizzate, una nuova “presenza” che dichiara “noi esistiamo” con un apparato visivo immaginato in-world) si colloca questo catalogo che invece dispiega lungo un articolato percorso stili e vita creativa di Second Life con artisti da tutto il mondo.
Merito di tutto questo va pure a Mirko Lalli, che ha tenuto le fila dell’organizzazione e tutti i membri di Fondazione Sistema Toscana.

Nelle pagine raffigurate qui sopra sono visibili i lavori, tra gli altri, di Bettina Tizzy, Gita Rau, Arco Rosca, il lavoro sullo stile di Shiryu Musashi (Giuseppe Nelva che ha curato una sezione all’interno della mostra e ha realizzato le riprese video). le foto in-world di Kean Kelly, toko voom, le opere di keiko morigi, di Pestilence e Heroinennouvel, Neupaul Palen, di Millamilla Noel, AM RADIO, Pilgrim Miles, Mia Snow, Cienega Soon, Torrid Midnight, Ashanti Lashelle, Iam Yumako, Feathers Boa, CodeBastard Redgrave, Nur Moo, Noena Merlin, Silverdrake Sparrow Vain Inc Daequix Scarborough, Faerie Hax, e di altri autori.

Asian Lednev aka Fabio Fornasari

Un ultimo tassello. Un piccolo documento che racconta qualcosa di Rinascimento Virtuale, uno spot di un qualcosa di molto più grande che contiene 150 artisti, realizzato usando la sola memoria del mio macbookpro.
Da un’idea di Mario Gerosa portata nella mia “testa” e realizzata sulla musica prodotta da Esprit Machinsite (Rinascimento Virtuale – Frank Koolhass talking).

. . . .

E se Boccioni avesse avuto un’avatar?

In questa mostra fiorentina che abbiamo appena aperto, Rinascimento Virtuale, c’e’ una dimensione fisica che regge le parole di Mario Gerosa, l’autore dell’omonimo saggio e ideatore della mostra.
Declinandola in chiave fisica ed esperienziale non ho potuto prescindere da una dimensione corporea dell’installazione. Come mi è capitato di dire più volte, in diverse occasioni, qui si incontrano almeno tre corpi: il nostro corpo biologico, il corpo etnografico del museo (le testimonianze prese dalle più parti) e infine il terzo corpo: l’avatar. E’ quest’ultimo il corpo di chi sta arrivando in massa all’interno degli spazi reali, un corpo che da tempo chiede una sua collocazione all’interno della cultura più allargata.
Nella tradizione induista l’avatar è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Vishnu o di uno dei suoi aspetti (Krishna, ecc). Nel mondo digitale, al contrario, è un corpo fisico che assume un corpo immateriale, pura essenza. Nulla di nuovo. A Firenze, si testimonia il ritorno al significato originario della parola: l’avatar chiede che il suo corpo torni fisico, torni riconoscibile a fianco dei corpi biologici e dei corpi etnografici esposti.
Per questo dico: gli avatar… stanno arrivando.

Il gran tour degli avatar è cominciato. La mostra è aperta. Firenze per qualche tempo sarà un centro per Second Life e per un particolare nuovo Rinascimento, concettualizzato da Mario Gerosa.
Nel frattempo continuano ad arrivare i taccuini dal mondo virtuale.

Personalmente si tratta di una verifica. Ogni progetto, ogni mostra, è una cura ad un pensiero assillante; è una indagine all’interno di una ossessione che ha lo scopo di trovare una soluzione.
Non è mai solo una questione scientifica, una questione tassonomica.
Alla fine è sempre una sperimentazione e ciò che conta è che deve spostare qualcosa nell’esperienza e nella coscienza di chi l’ha pensata; se poi riesce a spostarlo anche in chi viene a vederla allora sarà “riuscita”. Allora vi aspettiamo a Rinascimento Virtuale.

Photobook digitale inworld sull’opera di Solkide Auer.

Di ritorno dal convegno di Roma “Oltre la realtà Virtuale” con a fianco Joannes, Derrick in carrozza, Shellina in rete e la gallerista Roberta nella memoria del cellulare, abbiamo rezzato il nuovo allestimento di riapertura della Greenfield Room.
Guardando in alto, nella notte perenne di PU, si resta “presi” dalla forma rotante di “Second start to right” che è capace di catturare lo sguardo dell’avatar trasportandolo vicino e dentro di lei. Un consiglio è quello di abbandonare il vostro corpo e muovere lo sguardo attraverso la monumentale sfera che la contiene… e poi qualcuno al convegno dice che la sinestesia non c’è in SL. Esperienza avvolgente quella di Shellina 🙂

F.to: Asian e Joannes

Link: album fotografico di Roxelo Babenco