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LA BATTAGLIA TRA CULTURA ALTA E CULTURA BASSA E’ FINITA

NOI SIAMO I PRIMITIVI DI UNA CULTURA ANCORA SCONOSCIUTA

 

 

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Desidero rispondere in modo molto breve a quanti continuano a criticare second life dall’esterno. Al di là di un discorso puramente statistico quello che conta è il progetto che ognuno di noi ha pensato al suo interno.
Mi allaccio a quanti già hanno scritto sul tema (Più Blog-Stex Auer, Roberta Greenfield, Specchi e altri che hanno commentato i vari post).

E’ un problema di contenuti e non di numeri. Di valori. E qui – solo per chi non sa – ricordo l’impegno di tanti che come me stanno lavorando a tematiche museali (Museo del Metaverso. Museo delle Mondine), progettuali legate allo sviluppo del territorio (Lucania Lab, Progetto Kublai), all’architettura (Temperatura 2.0, Uqbar), alla letteratura (Parola di donna, Romanzo collettivo, Ubik) e l’arte in genere e allo studio delle culture partecipative e dei social network (UnAcademy, Post Utopia, la rivista inworld 2LItalia e l’edizione in Second Life della Festa dell’Unità). Per tacere della mostra Rinascimento Virtuale che verrà inaugurata a Firenze, al museo di Etnografia Mantegazza in ottobre, sui contenuti di SL e sugli aspetti dell’abitare il digitale.

Non per esagerare ma per usare una metafora: Second Life, come per i fiori del male di Baudelaire è un viaggio immaginario che ognuno di noi sta compiendo in una dimensione che, per chi la guarda dall’esterno, la vede come un “inferno” ma che poi è la vita. Come per i fiori del male, l’avatar (il poeta) è maledetto dalla società per la sua capacità di elevarsi all’interno di questa nuova realtà, metaforica o virtuale o digitale che dir si voglia.

La cultura giapponese è cosa altra dalla nostra. Un errore che si commette spesso è quello di guardare gli altri all’interno del proprio pensiero e non riuscire a cogliere così, nella giusta dimensione, le differenze. La cultura degli anime ci è ora più vicina per frequentazione.
Ogni prodotto è figlio della cultura che l’ha generato. Ma spesso gli sguardi da una cultura ad un’altra, all’interno delle proprie pre-comprensioni, dei propri pre-giudizi, producono strane ibridazioni.
Forse, chi ha pensato a Gundam conosceva Boccioni e la sua opera? Forme uniche nella continuità dello spazio è una scultura di Boccioni del 1913 e risponde totalmente all’estetica del futurismo. Boccioni mette in scena l’uomo macchina, il “samurai” occidentale pronto alla grande sfida della “…guerra sola igiene del mondo”. Sono due pensieri e due rappresentazoni diverse dell’eroe guerriero, del mito dell’uomo macchina. Diversi sono i contesti culturali e temporali. In Boccioni c’è la fiducia verso una guerra che, ironia della sorte, se lo porterà via; Gundam nasce dopo che sono finite tutte le guerre del secolo nel quale la guerra diventa totale. Gundam mette in scena la tragedia della guerra; in Gundam “non esiste alcuna idealizzazione della guerra: essa non esalta gli animi, non è occasione per dimostrare valore, non è nemmeno mossa da un ideale, da uno scopo finale; si è persa l’epicità dei primi anime ispirati alle guerre galattiche dei robot-samurai…”*.

 

*Marcello Ghilardi; Cuore e acciaio, Estetica dell’animazione Giapponese; Esedra, Padova 2003


caleidoscopio001. toccare per ingrandire

Altre cose trovate nel mettere a posto: esercizi di catriottica digitale.
La scienza degli specchi non è soltanto una scienza delle riproduzioni esatte della realtà, è anche scienza di un surrealismo visionario.
In queste visioni si celano molti fantasmi, spettacoli fantastici, metamorfosi dell’uomo e per tutti i secoli passati sono stati oggetto di sperimentazioni e di studio mediante la costruzione di macchine fantastiche. Tutte le wunderkammer ne conservavano esempi. Gli specchi costruiscono i caleidoscopi di mondi rovesciati, mondi sfigurati e moltiplicati che svelano fantasmi, mostri, demoni secondo i teologi del medioevo. Ma ancora oggi in questi caleidoscopi prendono forma, rivelandosi, le paure di ciascuno, riconoscendo figure inquietanti altrimenti non visibili. La storia dello specchio (dei suoi significati e delle sue funzioni) e la storia della demonologia si rincorrono.


caleidoscopio002. toccare per ingrandire


caleidoscopio003. toccare per ingrandire


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Altro pensiero recuperato da qualche lettura e rimbalzato nel sottosuolo del mio notebook.
Le voci contro il digitale oppongono la natura contro la realtà virtuale/metaforica ma a ben guardare uscendo di casa dopo le immersioni in second life cosa resta di quella natura? Questo per chi come me vive le città e ha esperienza urbana e metropolitana quotidiana.
Nella dimensione urbana la relazione con lo spazio è di tipo mnemonico: la spazialità è esperita in una dimensione di esperienza vissuta e di ricordo e raramente di scoperta (a aparte quando si è in viaggio in città altre, ma anche in questo caso scattano sempre i paragoni con quanto già si è visto)
Dentro second life e gli universi digitali, mi interessa quel paesaggio animato che sono le persone in cui il senso di paesaggio diventa molto esplicito: un paesaggio umano che abita con tutta la sua emotività e presenza lo spazio. Il paesaggio, ricordiamolo, è un oggetto culturale e non un oggetto fisico e non va confuso con l’ambiente naturale o reale. “Appartiene all’ordine dell’immagine sia essa mentale, verbale, inscritta in una tela o realizzata sul territorio…” digitale.
(citazione da: Jean-Marie Besse; Vedere la Terra, Sei saggi sul paesaggio e la geografia, a cura di Piero Zanini; Bruno Mondadori, Milano 2008)

Vedi anche:
27 8 08
25 8 08
26 8 08

Calendario, continua.
Non sono un “esperto di informatica”, non sono un sociologo della comunicazione, non sono un ingegnere informatico e non sono un filosofo della scienza. semplicemente uso le tecnologie e con il tempo mi sono fatto delle idee.
Ad esempio…

… che è impossibile trovare un confine ben definito tra la produzione di artefatti digitali e quello del discorso; che non possiamo parlare delle cose, ma dobbiamo sempre e soltanto parlare in quanto parte di essi

… che gli artefatti digitali hanno una struttura superficiale rapidamente accessibile all’osservatore che gli da l’impressione che quella cosa sia stata prodotta per lui

… che in tutto questo siamo coinvolti non con la nostra capacità di acquisto ma con la nostra libera decisione di produzione di significato

… che quello che interessa dei mondi digitali sono le affinità legate al mio corpo e alla mia testa

Vedi anche:
25 8 08
26 8 08

testo accessibile: “In scena: ogni artefatto digitale ha un suo ruolo in una sceneggiatura aperta che attende il nostro contributo”.


verifica 003. modello. Temporaneamente a Post Utopia, cantiere Lednev (Universo di Second Life)

vedi anche:
25 8 08

immagine ritrovata
testo accessibile: In viaggio. Ogni realtà è in se totale. Tutto nell’Universo è come l’Universo. M.Granet, il pensiero cinese, Milano 1971

C’e’ come un senso di ignoranza in ciò che si fa. Mettere in ordine le proprie cose sottolinea la dimenticanza e in modo brusco richiama ciò che si sapeva già.
Questa è la prima pagina di un calendario di “fine anno”. Come ai tempi delle scuole tutto ricomincia da settembre. Così sto passando questi ultimi giorni a sistemare le mie “memorie”, un sottosuolo ricco di cose dimenticate che ora verranno rimesse a posto.

testo accessibile: you know what I’m talking about


Helicopter String Quartet (Salzburg, agosto 2003)
Performed by Arditti String Quartet
Film diretto da Frank Scheffer (DVD Medici Arts)

“The elicopter string quartet is dedicated to all astronauts”
Karlheinz Stockhausen

E’ il secondo post dedicato ai 50 anni del volo spaziale americano (29 luglio 1958 anno del discorso di Esenhower per la fondazione della NASA), il lato chiaro della luna (della luna rossa ho parlato qui , qui , qui, e qui).
Anche in questo caso lo faccio citando il sogno del volo ma stavolta non si parla di jeans, ma il sogno di fare volare la propria musica da parte del compositore di musica contemporanea (aggiugerei per eccellenza).

“Non potrei mettere in scena un semplice quartetto d’archi perché non ho mai separato forma, contenuto e performance, e perché il quartetto d’archi è una cosa del diciottesimo secolo. Ma poi ho avuto un sogno: ho visto il quartetto d’archi suonare in quattro elicotteri, nel cielo”, così Stockhausen al suo produttore Hans Landesmann. (Christian Zingales, Art Attack, in Blow Up, ottobre 2003, Tuttle Edizioni, Camucia-Arezzo, p. 18).