Archives for category: architettura


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LA BATTAGLIA TRA CULTURA ALTA E CULTURA BASSA E’ FINITA

NOI SIAMO I PRIMITIVI DI UNA CULTURA ANCORA SCONOSCIUTA

 

 

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… cantiere di storia, … “l’umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia. Una storia spesso tragica, sempre ineguale, ma irremediabilmente comune”. Marc Augé*

Cantiere digitale

Nel post precedente e in tanti altri collegati si è parlato di un “luogo” costruito all’interno di Second Life, per sottolineare una volta di più che lo spazio suggerito come virtuale può diventare uno spazio dove fare “cantiere” di idee, dove sperimentare anche nuove forme del ricordo.

Oggi facciamo esperienze di “tempi” diversi nello stesso spazio: le nostre città sono lì,con la loro storia sedimentata, accumulata, a dimostrarcelo. Lo scarto del tempo è molto ben visibile nel paesaggio urbano europeo. Che relazione intrecciare allora nello spazio definito, un tempo, “virtuale” e “in tempo reale”?
Spazi come quelli “virtuali” (intendedoli solo per la loro natura geometrica in questo senso) possono diventare spazi di contenuti dove l’intera umanità, il suo pensiero, potrebbe rinnovarsi all’interno di un cantiere che è digitale. Uso il termine cantiere perchè anche l’ambiente digitale si costruisce e, normalmente, contenuti e forma si costruiscono nello stesso momento: si fanno luogo nello stesso tempo.
Sto parlando del recupero di idee, memorie, veri interventi di costruzioni di racconti attraverso lo spazio del digitale tridimensionale.
Mentre tutto concorre a dirci che la storia è finita e che il mondo è uno spettacolo nel quale quella fine viene rappresentata, abbiamo bisogno di ritrovare il tempo per credere alla storia.
Di archivi e di memoria del digitale si è parlato anche qui.

Con Elena, Adriana, Roberta, Giovanni, Martha, Laura, Gianky, Tonino, Azzurra (dove nel suo Laboratorio di Parole a Postutopia si terra un reading), ecc… abbiamo aperto un cantiere dove dare spazio alla ricostruzione, emozionale, di una memoria che sta cercando uno spazio anche qui. Su Second Life si può! Un cantiere per ritessere memorie al di fuori di una erudizione storicista: ri-leggere storie passate mostra sempre uno scarto che è la percezione del tempo. Il tempo è fragile, si spezza istantaneamente e viene cancellato in un batter d’occhio dal ricordo che ricompone a suo modo l’evento e dall’erudizione e dall’interpretazione dello storico.



Dare una immagine a un’idea è la forza di questi spazi; costruire una visione, emozionale, riporta alla tradizione pittorica italiana (dall’umanesimo in poi, per arrivare ai più alti esempi del divisionismo). Qui però l’immagine fa parte di me, la compongo io stesso, con la mia avie-presenza (con il mio avatar) e con il mio sguardo.

da: Marc Augé, Rovine e Macerie, Bollati Boringhieri, 2004

La mania di numerare.

Ciò che resta: l’uomo senza quantità…

Esiste un fenomeno di natura puramente umana: quello di contare, numerare, dare ordine alle cose in una sequenza lineare governata dal numero.
Questo è il post numero 100.
Siamo immersi nei numeri, Grazie a quelli viviamo. I numeri contano la nostra ricchezza e la nostra povertà. La nostra velocità. Contano il nostro tempo. Sono lì a dirci quanti siamo e traducono in cifra le emozioni che ci stanno intorno.

In un suo recente volume Andrea Branzi ragiona su questa idea del grande numero applicato alla popolazione mondiale. E’ una interpretazione visiva del termine geografico paesaggio umano.

In qualche modo mi fa pensare alle culture partecipative e alla sua qualità di costruire non tanto e non solo i contenuti ma, anche a livello visivo, un sistema di comunicazione comune a livello mondiale che diventa immagine di un modo di vivere il tempo e lo spazio.
Alcune persone, qualche milione di individui, hanno dei doppioni del proprio corpo, sono gli utenti dei mondi “virtuali”: gli avatar che popolano mondi dove ancora una volta non è la scenografia ma la compresenza di propri simili a costruire il paesaggio. L'”architettura” delle sim (il caso di second life) sembra essere spesso la sola occasione per richiamare attenzione del pubblico che si muove sulle land con assoluta libertà. Se il mondo reale ha un senso anche senza l’essere umano (una tra le tante specie animaii), ciò non vale per i mondi digitali (una prima e grande differenza).

Cito il testo di Branzi per la presenza di un capitolo in particolare che ho riportato nel tiolo e per alcuni pensieri che riguardano l’architettura e il disegno dei suoi spazi.

Sul pianeta siamo sei milardi e mezzo di persone, il doppio rispetto a cinquant’anni fa.
E’ abbastanza difficile avere eserienza di solitudine negli spazi pubblici. I luoghi che si visitano nei percorsi di viaggio sono invasi dall’esercito dei turisti, veri corpi di occupazione.
“Questo numero entusiasmante di persone che si muove liberamente nel mondo costruito determina un fenomeno paesaggistico assolutamente nuovo.
Le città sono gremite di persone, i luoghi di vacanza pure. Non è più l’architettura che fa le città, ma le persone che vi vivono e vi si spostano.
E’ un paesaggio mobile costituito da presenze espressive, che invadono ogni spazio e ogni luogo, e che sostituiscono il tradizionale scenario architettonico; introducendo nuove qualità e nuovi dispositivi di elaborazione della qualità reale dell’ambiente.”
La sfera animale, l’antroposfera è dinamica e fluida e disegna il paesaggio con la sua sola presenza. Elabora modalità di comportamento puntuali.
Ciò che fa la differenza tra una città e un’altra, tra una strada e un’altra, tra un territorio e un altro, non è più l’architettura e i suoi simboli formali, rigidi, immobili e lontani, ma le presenze umane, invadenti, viventi, varianti; uniche cellule portatrici di vere diversità, di eccezioni, di informazioni culturali profonde; terminali di memorie viventi di storie diverse.

Le presenze umane interrompono la prospettiva, creano flussi irripetibili di scene, non solo antropologiche, ma corporee.
Sei miliardi e mezzo di persone infatti costituiscono una sfera biologica, orizzontale, avvolgente, che invade lo spazio e crea, per estensione e densità, una specifica esperienza visiva.

Ma a cosa serve numerare? Perchè “l’uomo senza quantità”?
L’uomo senza quantità, per dirla con Andrea Branzi*, “è l’uomo a cui mancano informazioni sulla dimensione quantitativa di alcuni fenomeni che sono in corso; in mancanza di queste informazioni egli continua a fare riferimento a criteri di valutazioni sorpassati… Egli crede ancora che sia sufficente guardare il mondo per capirlo…”.

Quest’uomo rimane ormai isolato.
Non basta più guardare. Occorre dotarsi di abilità per riconoscere il mutamento e saperlo gestire, saperci fare e saperci stare per diventare punto di riferimento.

* Andrea Branzi, Modernità debole e difffusa, il mondo del progetto all’inizio del XXI secolo, Skira 2006

Ogni realtà è in sé totale
Tutto nell’Universo è come l’Universo

M. Granet, il pensiero cinese,
Milano 1971

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boring postcard from my desk © fabio fornasari

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Boring postcard from my desk © fabio fornasari

Nel post precedente ho accennato ad un lavoro che sto facendo nel cantiere del mio avatar. Parlavo di rappresentare una architettura che contenesse tutti e tre gli elementi del pianeta: regno animale, vegetale e minerale. In oriente, questo tipo di costruzione e semplificazione della realtà esiste da secoli. Una negazione dell’architettura in realtà per una esaltazione di un visione del mondo.

Mondi in miniatura, giardini in miniatura: sono piccole vasche che contengono l’immagine del mondo, del macrocosmo. Cina, Vietnam e Giappone li tenevano (li tengono tuttora) dentro i templi e nelle case. Quello che viene rappresentato è un mondo chiuso, intimo e personale che è un rifugio per l’uomo e una garanzia per la sua integrità fisica e psichica. La riduzione della natura ad artificio, in queste miniature di mondo, rendono la natura più vera della natura stessa. L’uomo può migliorare, grazie all’arte, un prodotto della natura.

Osservare questi giardini cinesi in miniatura può essere utile per alcune implicazioni: ci mostrano possibili modi di vedere il macrocosmo che viviamo e possono essere letti come metafore anche dei mondi cosidetti “virtuali”: il mondo digitale, i mondi metaforici, ecc.
Ogni “sim” creata nel digitale contiene gli stessi elementi e le stesse implicazioni (folosofiche-sociologiche) dei giardini in miniatura corientali (le sim sono in più abitate da avatar, che portano la vita inside, in world. Nelle “vasche cinesi cisono i pesci rossi. Il punto d’osservazione cambia).

Vi sono due tendenze nel “rapresentare un microcosmo”: la prima riguarda la propensione a ricostruire l’habitat naturale. La seconda, al contrario, mira a creare forme insolite, bizzarre e nuove. Sono le due tendenze individuate per i microgiardini o giardini in vasca. Ma valgono anche per Second Life ad esempio. Leggere il volume di Rolf A Stein sui giardini in miniatura, da questo punto di vista diventa interessante. (Rolf A. Stein, Il Mondo in piccolo, Giardini miniatura e abitazioni nel pensiero religioso dell’Estremo Oriente, Il saggiatore 1987). E’ un bellissimo volume che raccoglie un lavoro di cinquanta anni di produzione intellettuale dello studioso allievo di Marcel Granet, lo studioso e scopritore per eccellenza della cultura cinese.

Fare mondi
Anche in questo caso ne ho fatto uno (Do It), dopo avere compiuto un breve viaggio in Alto Adige due anni fa. Nel suo piccolo, fare un giardino in miniatura, è come ricostruire una memoria di viaggio, un souvenir a posteriori. Ogni figura esercita un ruolo, è un plot per cogliere il senso del giardino stesso. Nulla è lasciato al caso. Le figure umane non sono lì per farci “ridere” ma per farci sentire immersi in quel microcosmo, Dopo averci passato “un giorno intero” in Alto Adige l’ho materializzato sulla mia scrivania in quesat forma di “giardino”; curarlo e mantenerlo è legato alla dimensione viva del “ricordo” di viaggio che si mantiene vivo in noi e ci spinge, fatto uno, a compiere un nuovo viaggio.

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immersione al cantiere

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verifica 001 POP. atelier in second life

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verifica 001 POP. atelier in second life

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Asian Lednev in cantiere

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la piattaforma

La dimensione ludica di Second Life sta proprio nel costruire (to rez da Tron – noto film Walt Disney del 1982), nel pensare e creare un proprio mondo. E’ la dimensione più interessante insieme al costruire relazioni tra le persone, conoscersi. Sono opinioni condivise da molti.

E così, il mio percorso, la mia ricerca, intorno a questo tema di SL finora solo osservata e praticata in piccole cose (bolle-camper ecc), ha deciso di mettere delle fondamenta su una (non a caso) “piattaforma”. La regione è nuova, in costruzione a sua volta: Post Utopia. Fondata da Junikiro Jun aka Giuseppe Granieri è pensata per “sperimentare” su diversi livelli. Morale: ora ho un atelier in-world dove “tagliare” i miei spazi, per dirla con la Woolf “tutto per me”.

Del divertimento e della soddisfazione di fare cose ne ha parlato anche Monick nel suo post “Creazioni digitali”.
Avere un posto dove fare e montare, verificare, costruire per poi distruggere “lavori” esistenti solo nel digitale, intesi come opinioni sullo spazio nel mondo metaforico. Come prima cosa ho cercato dì rendere “visibile” un mio pensiero di spazio fatto di luce, colore (grazie a WindLight) e che triangoli i tre regni del pianeta: animale, vegetale, minerale. L’architettura, spesso se ne dimentica, li comprende tutti e tre. Questa prima verifica (costruire spazi comunicativi in-world) è uscita con una immagine molto POP. Forse perchè avevo in mente gli spazi di Los Angeles e il il British Pop nelle orecchie. (Ma quanto influenza l’ascolto della musica nel processo creativo ?!).

“… My charmed life
I hope, I hope if nothing more
That one day you’ll call your-
Life
A charmed life

Divine Comedy – Charmed Life Lyrics

Dal mio punto di vista tutto questo è “divertente”: non uno spazio contemplativo ma uno spazio di gioco, manifesto-programma per questo luogo. Siamo seri: qui si può, in real life ci si prova, a volte ci si riesce… qui si deve. Second life è “il” site-specific del contemporaneo.

Finito il lavoro (mancano script agli oggetti e qualche animazione…sto studiando) poi procederò alla sua denolizione, in quanto deve essere spazio di verifica di idee, destinate a cambiare. Come talvolta dovrebbe essere l’architettura nel mondo reale: capace di mantenersi viva e non di conservarsi. Ma questa è un’altra storia.

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Carlovitz 133,66,67 Wheat field of Hoto, Artist Community

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Asian Lednev in viaggio nel suo spazio. Carlovitz 133,66,67 Wheat field of Hoto, Artist Community

Fino a questo punto ho volutamente evitato di parlare di architettura. Specie in relazione a second life. Altrove ho parlato di una dimensione tutta performativa e immerisiva in second life. Non mi interessano le forme dell’architettura o gli stili, ma i concetti che sviluppano, i comportamenti che suggeriscono. Lo spazio che mi interssa è concettuale e non contemplativo. Diciamo così: per ora sono in viaggio e spedisco queste due immagini. Al mio “ritorno” poi ne parlerò.